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Lavoro: 3mila occupati in più in un anno

Ma cresce anche la disoccupazione: +5,6%

La Cgil: posti precari e poco qualificati

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Secondo trimestre con dati contrastanti quelli per il lavoro rilevati in Trentino. Da un lato, ed è una notizia positiva, il numero degli occupati tra aprile e giugno di quest’anno è aumentato di circa 3.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2018. Ma aumenta anche il tasso di disoccupazione, dal 5 al 5,6% perché aumentano le persone in cerca di un lavoro, con gli inattivi che calano di circa 4.600 unità. Un segno che c’è maggior speranza di trovare una occupazione e maggiore necessità di farlo.

Ma la capacità delle aziende e del pubblico di assorbire l’offerta di lavoratori e lavoratrici non è sufficiente. E così in un anno il numero di disoccupati sale di quasi 2.000 passando da 12.440 a 14.138. Di questi gli uomini sono 6.480 (contro i 5.928 del secondo trimestre del 2018) e le donne 7.657 (contro i 6.512 del secondo trimestre del 2018).
Sono questi i dati più rilevanti della rilevazione Istat sul mercato del lavoro elaborati dall’Istituto provinciale di statistica (Ispat). Che, nonostante alcuni aspetti positivi, mostra come il Sudtirolo sia ancora lontano. Nella vicina provincia di Bolzano, infatti, il tasso di disoccupazione è del 3,4% (ma destagionalizzato il dato scende al 2,9%), e gli occupati sono 16.000 in più, ovvero 255.000, mentre i disoccupati sono quasi la metà (8.900, 300 in più di un anno prima).

Tornando al Trentino gli occupati hanno superato le 239mila unità, risultato dell’accelerazione dell’occupazione femminile (+3,0%). L’occupazione maschile segna una battura d’arresto e mostra una situazione uguale al 2° trimestre del 2018 (-0,1%). Nel 2° trimestre 2019, su base annua, i lavoratori sono aumentati dell’1,3%.
Tutti i settori dell’economia contribuiscono al risultato positivo. L’unica eccezione si osserva nel settore delle altre attività dei servizi che rallenta dell’1,1%.

La crescita maggiore dell’occupazione si riscontra nell’industria (7,1%) e, in particolare, nell’industria manifatturiera con un aumento di poco superiore al 9%. Anche le costruzioni mostrano un incremento degli occupati pari al 2,2%. In crescita l’agricoltura (2,3%) mentre il settore del commercio, alberghi e ristoranti rileva una sostanziale stazionarietà (+0,3%). Per posizione professionale sono i lavoratori dipendenti a determinare la crescita dell’occupazione. Infatti, su base annua sono incrementati del 2,9%, rappresentano l’81% degli occupati; in riduzione del 5,4% gli indipendenti. Tranne l’agricoltura e l’industria manifatturiera che osservano un incremento degli indipendenti di circa il 4,5%, tutti le altre componenti del sistema produttivo mostrano un arretramento degli indipendenti, vistosi nel settore delle costruzioni e nel commercio, alberghi e ristoranti. L’unico sottosettore che riscontra una perdita di occupati sia negli indipendenti (-1,7%) sia nei dipendenti (-1.0%) sono le altre attività dei servizi.

Gli inattivi in età lavorativa diminuiscono in maniera evidente rispetto allo stesso trimestre del 2018 (-4,6mila unità), calo interamente attribuibile alla componente femminile. Infatti le donne che rientrano o entrano per la prima volta nel mondo del lavoro dall’inattività portano ad una contrazione degli inattivi femmine del 7,1%. Il dato è coerente con l’incremento sia dell’occupazione che della disoccupazione delle donne osservata nei punti precedenti.
il tasso di attività (15-64 anni), pari a 72,2%, è in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto al 2° trimestre 2018, con una stazionarietà di quello maschile (0,1 punti percentuali) e una crescita evidente di quello femminile (2,6 punti percentuali). Il tasso di occupazione (15-64 anni) è pari al 68,1% (74,5% gli uomini, 61,6% le donne) rispetto al 67,2%, con un aumento di 1,9 punti percentuali per le donne e pressoché nullo per gli uomini (-0,2 punti percentuali). Il tasso di disoccupazione (15 anni e più) è pari al 5,6%, in crescita rispetto al 5,0% dello stesso trimestre dell’anno precedente. Per genere tale tasso è pari al 4,7% per gli uomini (4,3% nel 2° trimestre 2018) e 6,7% per le donne (5,9% nel 2° trimestre 2018).

SPINELLI: «TREND POSITIVO»

«Leggo con favore i dati diffusi dall’Ispat sul buon andamento del mercato del lavoro nel settore industriale e in particolare manifatturiero, sicuramente favorito anche da una ripresa di vivacità dell’export. La Provincia autonoma è impegnata ad alimentare questo trend positivo, o ad attenuare possibili frenate dell’economia internazionale, puntando anche sul rafforzamento dell’offerta formativa, attraverso il sistema scolastico e dell’alta formazione» dice l’assessore provinciale al lavoro Achille Spinelli. «Fa inoltre piacere il dato relativo alla componente femminile, fondamentale per assicurare uno sviluppo equilibrato e diffuso al nostro sistema. Su questo spingeremo ancora con politiche che favoriscano la conciliazione lavoro-famiglia» conclude Spinelli.

MA LA CGIL: «POCA QUALITÀ DEGLI IMPIEGHI»

«La crescita dell’occupazione è la dimostrazione che c’è dinamismo sul mercato del lavoro locale – sostiene invece Franco Ianeselli, segretario della Cgil del Trentino - Esiste però un problema di qualità di quest’occupazione che riguarda sicuramente la precarietà contrattuale, ma anche le mansioni poco qualificate, i part time involontari. Una dinamica da cui si esce solo investendo sulla formazione a tutti i livelli per aumentare la qualità sia dell’offerta sia della domanda di lavoro, ma anche puntando in maniera concreta sulla partecipazione dei lavoratori nell’organizzazione dell’azienda».

Al di là dei dati statistici resta la preoccupazione per l’andamento generale dell’economia. «La fase di stagnazione che sta attraversando l’economia nazionale e gli stessi dati amministrativi su assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro, che hanno rilevato un calo di 1.500 posti, non ci fanno guardare con ottimismo al prossimo futuro. Per questa ragione anche sulla prossima legge di stabilità provinciale sul fronte dell’occupazione e soprattutto del sostegno alla qualità del lavoro serve un impegno importante: ci auguriamo di aprire un confronto costruttivo nel più breve tempo possibile con la giunta provinciale».

Critico anche Alessandro Olivi, Pd, ex assessore provinciale al lavoro. «Dalla lettura dei dati sull’andamento del mercato del lavoro, emerge un elemento di preoccupazione: la riduzione del differenziale positivo tra il livello nazionale ed il Trentino che ha sempre caratterizzato il trend degli ultimi anni» dice Olivi.
«Mi riferisco in particolare al tasso di disoccupazione che in Trentino è aumentato, passando dal 5% al 5,6%, mentre a livello nazionale diminuisce. Si tratta di variazioni minime ma pur sempre significative di un trend - continua l’esponente del Pd trentino - Appare evidente l’urgenza di una manovra provinciale che rimetta al centro la crescita, il lavoro e vere politiche industriali. Il periodo di prova è finito anche per la nuova giunta. È chiaro che con gli slogan e con la sola propaganda non si governa e soprattutto non si risolvono i problemi».

Riccardo Salomone, presidente dell’Agenzia del lavoro, è cauto nel commentare i dati: «Quelli di un solo trimestre sono difficili da interpretare, certo occorrerà attendere l’anno prima di poter dare una spiegazione chiara».

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