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Turismo, l'inverno è andato male

arrivi -3,2 e presenze -2,7

ma Failoni dice che va bene

"Comunque è il secondo miglior risultato in 10 anni"

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Arriva il segno “meno” davanti ai dati turistici della stagione invernale da poco conclusa. Dopo i record di quella scorsa, i numeri sono in generale flessione. A pagare di più è il settore alberghiero, con la diminuzione sia negli arrivi (-3,2%) sia nelle presenze (-2,7%). Meglio l’extralberghiero (settore che però vale molto meno, ovvero rappresenta il 18,6% delle presenze invernali complessive), che chiude con variazioni positive negli arrivi dell’1,3% e nelle presenze del 2,7%.
In calo anche i pernottamenti registrati, che sono stati poco più di 7 milioni (7.079.797) rispetto ai 7,2 milioni (7.207.241) della stagione 2017/2018.
I dati sono stati presentati dall’Istituto di statistica della Provincia di Trento (Ispat), che ha pubblicato ieri il report stagionale.
Nel complesso delle strutture si rileva un calo degli arrivi del 2,5% e delle presenze dell’1,8%. Il 55,9% del movimento è composto da presenze italiane. Le presenze alberghiere, che rappresentano l’81,4% del totale dei pernottamenti rilevati nel complesso delle strutture ricettive (escludendo alloggi privati e seconde case), pur in diminuzione rispetto alla stagione precedente, si inseriscono comunque in un trend di costante crescita osservata nelle dinamiche delle ultime stagioni, osserva l’Ispat.
Snocciolati una parte dei dati, resta da chiedersi il perché dell’entusiasmo della politica al cospetto di questi numeri. Come sempre tutto dipende dal punto di vista e dalla lettura che si vuole dare. Dire che i numeri che abbiamo scritto sono in rosso è oggettivamente corretto: c’è il meno davanti, non può esserci discussione. Ma allo stesso tempo scrivere che questi risultati costituiscono il secondo miglior risultato degli ultimi 10 anni è altrettanto corretto. Così come scrivere che i mesi iniziali e finali della stagione mostrano dati in crescita è innegabile: dicembre chiude con un +2,2% e aprile con un +9,7% (ma quest’anno ad aprile c’era la Pasqua).
Tornando ai numeri negativi la “colpa” principale è legata alle presenze italiane, dove si osserva una diminuzione del 4,7%, più marcata nel settore alberghiero, con un calo clamoroso dalla Lombardi (meno 6,5%). Se gli stranieri, nel complesso, crescono (rappresentano il 44,1% del totale di presenze), va però sottolineato il calo di arrivi dalla Germania, storicamente uno dei mercati più importanti, e ricchi, per il Trentino: -5,8% (l’anno scorso fu -1,7%). A compensare la “forza” della Repubblica Ceca.
Resta sostanzialmente invariato il numero di posti letto disponibili, sceso da 90.367 a 90.349.
Infine l’andamento nei singoli territori, che è generalmente negativo. Crescono, invece, il Bondone, Valsugana-Tesino, Val di Sole, Peio-Rabbi e Altopiano di Piné e valle di Cembra.

I DATI

I settori alberghiero ed extralberghiero evidenziano un andamento contrapposto: in diminuzione il primo sia negli arrivi (-3,2%) che nelle presenze (-2,7%) mentre il secondo presenta variazioni positive negli arrivi (1,3%) e nelle presenze (2,7%). Nel complesso delle strutture si rileva un calo degli arrivi del 2,5% e delle presenze dell’1,8%. In sostanza, come avviene in tutta Italia, soffrono gli alberghi e invece aumentano altre forme di turismo fai-da-te via web.

Negli esercizi alberghieri ed extralberghieri si registrano oltre 7 milioni di pernottamenti, di cui il 55,9% di turisti italiani.
Le presenze alberghiere, pari all’81,4% del totale dei pernottamenti, pur in diminuzione rispetto alla stagione precedente, costituiscono il secondo miglior risultato degli ultimi 10 anni.
Le presenze italiane mostrano una diminuzione del 4,7%, più marcata nel settore alberghiero. In crescita, invece, le presenze straniere (2,2%) che consolidano così la loro quota di mercato nel complesso del movimento turistico provinciale.

Applicando il valore della spesa media giornaliera pro-capite alle presenze si stima che il movimento turistico negli alberghi e nelle strutture extralberghiere abbia generato un fatturato intorno al miliardo di euro, di cui il 69% circa derivante dalle località collocate nelle vallate a maggior intensità turistica (alta montagna a sviluppo intensivo).

L’OTTIMISMO DELL’ASSESSORE FAILONI

Quel “meno” davanti a una serie di numeri non scuote l’assessore provinciale Roberto Failoni. Che, anzi, esulta. Il suo punto di vista è chiaro: quella passata è stata la seconda miglior stagione invernale negli ultimi dieci anni. Il calo, quindi, è “colpa dell’inverno precedente”, parafrasando una frase piuttosto di moda in ambito politico nell’ultimo periodo. E, intendiamoci, il suo punto di vista è assolutamente legittimo e ampiamente giustificato. Punti di vista, quindi, entrambi corretti. Come dire, andando nella metafora sportiva, che se una squadra un anno vince scudetto, Champions e Coppa Italia, e l’anno successivo centra solo due successi su tre (fate voi), il risultato è oggettivamente peggiore ma comunque non negativo. E infatti.
«È un risultato straordinario - esordisce Failoni -. I dati sono interessanti, perché ci consentono di approfondire punti di forza e di debolezza del settore turistico in Trentino. Questi numeri, importanti e fonte di sano orgoglio, ci trasmettono una panoramica su arrivi e presenze, ma ritengo altrettanto fondamentale continuare a discutere le singole questioni con gli operatori, come è stato fatto in occasione degli Stati generali della montagna. Accanto ai dati relativi ai soggiorni nelle strutture ricettive del territorio, osservo con piacere un aumento dell’attenzione da parte degli ospiti verso impianti di risalita e rifugi. I numeri, come è noto, risentono della disposizione delle festività (che quest’anno ha sfavorito il settore) e delle condizioni meteo che invece sono state assolutamente favorevoli. Quello precedente è stato l’inverno migliore di sempre e dunque, per replicare o migliorare quei risultati, il settore con il sostegno della Provincia è chiamato a valorizzare mercati che in passato venivano trascurati. Dobbiamo essere ora pronti a predisporre un grande piano pluriennale che favorisca le sinergie tra i diversi comparti economici, anche in vista dell’appuntamento delle Olimpiadi 2026, affinché aumenti la qualità del nostro prodotto turistico con un impatto positivo in termini di redditività».
L’assessore, sottolineando le poche nevicate che comunque non hanno tolto giornate di sci agli ospiti, ammette però che «non possiamo abbassare la guardia, abbiamo dei mercati che danno dei piccoli segnali di flessione, stiamo cercando in coordinamento con la Trentino Marketing e l’Enit (Agenzia nazionale italiana del turismo) nuovi mercati con alta capacità di spesa per fare in modo che la benedetta redditività possa diventare una realtà».
Infine una considerazione ancora sui dati: «Analizzare i dati in maniera seria vuol dire anche capire come sono strutturate vacanze Natale, quando cadono Sant’Ambrogio e l’Immacolata, perché a volte piccole variazioni percentuali possono dipendere dal calendario».

IL REPORT E LE TABELLE 

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