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La scalata di Mediaset

Titolo sull'ottovolante

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Mediaset nervosa in borsa, dove il titolo, in rialzo in apertura, nel corso della mattinata è molto volatile, e oscilla dal positivo al negativo.

A cinque minuti dall’avvio dalle contrattazioni il titolo era stato sospeso con un +8,24% teorico.


 

LA SCALATA DI VIVENDI

La «guerra lampo» di Vivendi su Mediaset si infiamma: Il gruppo di Vincent Bollorè ha dichiarato di essere salito dal 20 al 25,75% del capitale Mediaset, con diritti di voto che arrivano al 26,77%. Ma la famiglia Berlusconi spiega che non intende cedere: «Io, mio padre e la mia famiglia - assicura l’ad di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi nel consueto brindisi natalizio con i dipendenti - non arretriamo di un passo. Noi siamo qui e qui rimaniamo».

Anche il fondatore, Silvio Berlusconi, ostenta sicurezza e si è detto «sereno» sulla scalata. Dapprima con una battuta: «Vuole che alla mia età ci sia qualcosa che ancora mi preoccupa?», ha risposto ai cronisti sulla vicenda. Poi entrando nel merito: «Molti nostri soci - ha aggiunto il leader di Forza Italia - vogliono difendere il principio di italianità del primo gruppo di comunicazioni italiano: per questo motivo sono abbastanza sereno».

Il Cda di Mediaset, riunitosi nel pomeriggio di ieri, ha intanto deliberato di presentare esposto all’AgCom in cui segnala l’illegittimità della condotta di Vivendi «in violazione della disciplina di settore» e in particolare «dell’art. 43 comma 11 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici», (è l’articolo sulle posizioni dominanti) oltre al «possibile ostacolo alle strategie di sviluppo di Mediaset in ragione del collegamento incrociato con Telecom Italia».

Dopo l’annuncio dato lunedì da Vivendi di voler salire fino alla soglia del 30% di Mediaset la seduta di Borsa è stata intanto a razzo per il titolo del Biscione. Dopo alcuni stop al rialzo il titolo ha chiuso in crescita del 23,3% a 4,44 euro, tra scambi eccezionali. Con 121,2 milioni di azioni passate di mano nell’intera seduta è stato scambiato l’equivalente del 10,2% del capitale.

Sull’intera questione restano gli accertamenti a tutto campo avviati dalla Consob. L’autorità, ha appreso l’Ansa, ha già convocato in questi giorni i soggetti coinvolti e oltre ai rappresentanti Vivendi, potrebbe sentire anche quelli di Fininvest o Mediaset.

Sulla vicenda era intervenuto anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che a Parigi ha fermato di aver espresso al suo omologo francese Jean-Marc Ayrault «la forte preoccupazione del governo italiano per quanto riguarda un’operazione che dovrà essere valutata dalle autorità preposte - ha detto -. Abbiamo grande rispetto delle regole del mercato e pretendiamo altrettanto rispetto dalle regole del mercato». «È una vicenda che investe il sistema Italia nel suo complesso e non solo un’azienda privata», ha aggiunto Alfano.

Tornando al documento approvato dal Cda Mediaset all’unanimità, segnala come Vivendi superando il 10% e avendo al contempo il 24,2% di Telecom Italia, ha superato la soglia che stabilisce il collegamento tra società quotate. Per Mediaset quindi «si configura un rischio di paralisi delle attività di sviluppo industriale». Il gruppo ha poi stigmatizzato l’intera controversia sull’acquisto di Premium, parlando di un «evidente disegno unitario elaborato nel tempo» dai francesi, e di una «fuorviante rappresentazione» da Vivendi sull’acquisto di quote in Mediaset. Anzi, ha ricordato la società, in quel contratto si vietava a Vivendi di salire oltre il 5% di Mediast ed era una quota da raggiungere gradualmente almeno nell’arco di tre anni.

Quanto ai piani di Vivendi di «sviluppare le proprie attività in Europa Meridionale e perseguire le proprie ambizioni strategiche quale primario gruppo internazionale con sede in Europa nel settore dei media e contenuti» per il Biscione si tratta di piani «ignoti a Mediaset e al mercato».

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