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Bancarotta Nexitec

e soldi a Malossini

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La Keynet, in cordata con Deloitte nel discusso appalto Trento Rise da 5 milioni di euro sulla sanità, e la Telemedika srl, la società al centro dell’appalto sospetto da 138 mila euro per i servizi di telemedicina, chiedono al Tribunale di Trento il concordato preventivo «con riserva». Ma si scopre che la richiesta è stata fatta «in costanza di procedimento per la dichiarazione di fallimento», cioè con istanze di fallimento già presentate. Renato Vindimian, l’uomo chiave delle aziende coinvolte nell’inchiesta sull’appalto per la telemedicina, ha patteggiato infatti negli anni scorsi due condanne, una per bancarotta nei fallimenti Nexis e Nexitec e una per finanziamento illecito dei partiti per il pagamento del costo di stampa di un libro di Mario Malossini. Vindimian attualmente non ha cariche nel gruppo di aziende di cui fa parte anche Maurizio Bezzi, cognato del presidente della Provincia Ugo Rossi. Ma è rimasto in questi anni, direttamente o indirettamente, la persona di riferimento della rete di imprese che in pratica fa capo alla Keynet srl.

La Keynet ha almeno 3 milioni di euro di debiti, di cui 1,2 milioni con le banche, 752 mila euro con i fornitori e 680 mila euro col fisco. E un patrimonio netto che un anno fa era di 600 mila euro ma ora si è ridotto e di molto. Telemedika, i cui soci sono Keynet al 60% e la Webss di Bezzi al 40%, è indebitata con la stessa Keynet. L’amministratore unico di Keynet, di cui è anche socio, e di Telemedika Roberto Delaiti motiva la richiesta di concordato con la «gravità della situazione finanziaria in cui si trova la società».

Il Tribunale giovedì 14 aprile ha concesso alla Keynet 60 giorni per presentare la proposta di concordato.
Vindimian è stato amministratore unico di Keynet nella prima fase della società, poi responsabile tecnico. La sua compagna Luisa Pedrotti è ora socia di maggioranza col 58,4% delle quote. Vindimian rappresentava Telemedika alla seduta di gara del 2012 per l’appalto sulla telemedicina. Nel 2008, invece, era presidente e socio di maggioranza della Nexis srl, società specializzata in sistemi elettronici che era arrivata ad avere un centinaio di addetti. Conferì la sua società alla Nexitec, joint venture tra quattro aziende degli impianti elettrici, per 1 milione 700 mila euro, che costituiva la maggioranza del capitale della Nexitec.

Ma, come ricorda il curatore fallimentare della Nexitec Maurizio Postal, la nuova società si ritrovò in stato di insolvenza nel giro di un anno, tanto da arrivare al fallimento nel 2010 con un passivo di 26 milioni.
Emerse che i problemi più grossi venivano proprio dalla Nexis, che era a sua volta in dissesto. La procura della Repubblica aprì un’inchiesta, al termine della quale Vindimian patteggiò la condanna per bancarotta per distrazione con una multa di 46 mila euro.

Sempre nel 2010 venne fuori che tra i contributi giudicati illeciti ricevuti da Mario Malossini c’era una fattura pagata dalla Nexis per pagare il costo di stampa di un libro.
Anche questa vicenda è stata chiusa da Vindimian con un patteggiamento.

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