Verso il congresso Sat

Montagna, gli esperti: «Consapevolezza e tecnologie per gestire l’overtourism»

Incontro organizzato dalla Sat sulla capacità di carico turistica della montagna. Il caso del lago di Molveno, uno dei primi modelli in Trentino di gestione dei flussi turistici basata sui dati

TRENTO. È dedicato alla “Capacità di carico turistica dei territori montani” il 127° Congresso della Sat che si terrà il 18 e 19 ottobre. Un argomento oggi più che mai attuale per garantire un equilibrio tra fruizione turistica, conservazione ambientale e benessere delle comunità locali. In preparazione al Congresso, la Sat ha promosso due incontri tematici con studiosi, esperti e operatori del settore per avviare una riflessione condivisa sui principali nodi legati alla gestione del turismo nei territori montani.

“La capacità di carico turistica è un indicatore essenziale per valutare la sostenibilità delle attività nei territori montani – dice Cristian Ferrari, presidente SAT - Essa non si limita ai numeri, ma considera anche l’impatto su ecosistemi, servizi, comunità e risorse locali. Oggi, in un contesto di pressioni crescenti e cambiamenti climatici, saper leggere questi segnali e pianificare di conseguenza è una sfida imprescindibile per chi vive e ama la montagna”.

Il Congresso Sat sarà quindi un laboratorio di confronto pragmatico, senza pretesa di soluzioni universali, con l’obiettivo di consegnare alla comunità una riflessione su uno strumento concreto, alla ricerca di un modello di turismo alpino responsabile, consapevole e sostenibile, in rete con istituzioni, enti locali, operatori e cittadini.

Oggi (5 settembre) l’incontro “La capacità di carico e il turismo in montagna. Problemi e prospettive”. In sintesi ciò che è emerso è che per una gestione equilibrata e sostenibile dei territori montani servono tre pilastri fondamentali: un mix sociale e culturale idoneo a coinvolgere comunità locali, istituzioni, operatori e visitatori in un percorso di consapevolezza condivisa; un uso intelligente delle tecnologie attraverso monitoraggio dei flussi, raccolta e analisi dei dati per decisioni informate e tempestive; una responsabilità condivisa, servono scelte partecipate per bilanciare tutela ambientale, qualità della vita e fruizione turistica. Quello che va costruito è un modello di gestione capace non solo di prevenire criticità, ma garantire sostenibilità nel lungo periodo.

Maria Della Lucia, del Dipartimento economia e Management dell’Università di Trento, si è soffermata sui limiti di utilizzo e sulle capacità di adattamento dei territori di montagna, al tempo stesso fragili e vitali, per sostenere forme di sviluppo ed esperienze sostenibili e rigenerative. “I concetti di carrying capacity ovvero quanti flussi un sistema può reggere e carrying capability, ovvero quanto è capace di adattarsi aiutano a interpretare fenomeni come l’overtourism e l’overcrowding - ha spiegato la docente - Una buona gestione, basata su cura condivisa, inclusione e uso di dati a supporto delle decisioni, consente di contenere rischi e impatti, rafforzare le capacità locali e innovare, garantendo legittimazione e trasparenza. Le Dolomiti Unesco rappresentano un caso emblematico, dove fragilità e vitalità convivono in un contesto complesso di istituzioni, tutele e modelli di sviluppo”.

Giovanna Rech dell’Università di Padova ha analizzato il pilastro culturale e sociale del turismo nella convinzione che, al pari di quello ecologico ed economico, sia una componente cruciale della capacità di carico delle destinazioni. “In una prospettiva di responsabilità – ha evidenziato la docente di Padova – i valori sociali immateriali, i saperi e gli oggetti simbolici hanno sicuramente peso e importanza perché vanno ad orientare la consapevolezza delle comunità ospitanti rispetto ai limiti oltre i quali le funzioni non turistiche dell'area possono essere danneggiate o ostacolate, con conseguente degrado della qualità della vita dell’intero ecosistema ospitante”.
Maria Giulia Cantiani del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica, Università di Trento, ha sottolineato che “cambiamenti climatici e abbandono colturale stanno attivando dinamiche ecosistemiche che in parte erano state previste, come il progressivo rimboschimento delle aree aperte e l’innalzamento del limite della vegetazione arborea, in parte ci hanno sorpreso, per quanto riguarda ad esempio l’evoluzione della composizione specifica nelle aree percorse da Vaia e successivamente interessate dagli attacchi di bostrico. E’ evidente, dunque, l’importanza del monitoraggio e della ricerca per gestire i profondi cambiamenti in atto. La montagna sta cambiando, si impone un cambiamento anche nel rapporto tra l’uomo e gli ecosistemi montani, una “rivoluzione” nel modo di vivere la montagna oggi”.

Nella seconda parte dell’incontro, con l’intervento di Luca D’Angelo - direttore Apt Paganella Dolomiti, è stato presentato un case study particolare, ovvero l’accesso al lago di Molveno. “Il caso di Molveno - ha spiegato D’Angelo - rappresenta uno dei primi modelli in Trentino di gestione dei flussi turistici basato su un approccio data driven. Attraverso sensori, celle telefoniche, questionari e analisi ambientali è stato possibile misurare in modo oggettivo la pressione esercitata da turisti, visitatori giornalieri e residenti sull’area lago. I risultati confermano un’elevata soddisfazione complessiva, ma evidenziano criticità su viabilità e parcheggi. Da qui la prima sperimentazione: la prenotazione digitale dei posti auto. Un percorso condiviso da istituzioni, operatori e comunità, volto a garantire equilibrio tra sviluppo turistico, qualità della vita e tutela ambientale”.

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