Troppi turisti? «Serve una Ztl per le zona di montagna»
Aurelio Soraruf, gestore del rifugio Castiglioni al Fedaia: «Ci sono paesi delle Dolomiti, come Cortina, che rischiano di diventare paesi fantasma, divorate dalle multinazionali e dai fondi di investimento che cacciano i giovani»
TRENTO. «Ci sono paesi delle Dolomiti, come Cortina, che rischiano di diventare paesi fantasma, divorate dalle multinazionali e dai fondi di investimento che cacciano i giovani». È impietoso, crudo, Aurelio Soraruf, gestore del rifugio Castiglioni al Fedaia, sulla Marmolada. Critico, molto critico, con la Fondazione Dolomiti Unesco e poco incline a vedere un futuro roseo per la montagna, invasa, vessata, da turisti, auto, impianti di risalita e per questo propone una Ztl per le zone di montagna.
Soraruf, lei è stato critico con la Fondazione fin da subito…
«Quando fu presentato il progetto erano venuti in valle Lorenzo Dellai e Mauro Gilmozzi. Io l'avevo detto già nel 2009. La Fondazione si occupa solo di poche zone e non può mettere vincoli. Lo possono fare solo le amministrazioni. Ma dicevo che l'ente non avrebbe fatto altro che aumentare l'afflusso. Avevo fatto l'esempio di Central Park a New York che fa aumentare i valori immobiliari delle case. È la stessa logica della Fondazione Dolomiti Unesco. È stata istituita nel 2009 ma erano già dieci anni che se ne parlava. L'idea era allargare il simbolo "Dolomiti" anche al bellunese e al Friuli. Nella sostanza questo ha richiamato solo gente. E si badi bene: i passi dolomitici, invasi dalle auto, tranne il Carezza, sono fuori dall'area della Fondazione. E nei passi fuori dalla competenza si concentra il maggiore afflusso. È l'effetto perverso di questa scelta ai fini di promozione turistica».
Ma i passi vanno chiusi?
«È inutile girarci tanto intorno: se si chiudono i passi, si richiamerà più gente nelle valli per salire. È sempre la stessa storia, che non fa che incrementare altro che l'attività edilizia. Arrivano fondi di investimento che hanno sede in paradisi fiscali: vengono in Fassa e si comprano gli alberghi».
Insomma, la Fondazione è un ente inutile?
«È stato fatto e quindi rimane, ma adesso va gestito e non è che si può gestire chiudendo le aree Unesco. Il problema è che poi in val di Fassa arrivano 80 mila persone, ed è lo stesso per la Gardena, per Bressanone. Arriva troppa gente».
Quindi che cosa bisogna fare?
«Bisogna delimitare intere vallate dolomitiche con una Ztl stagionale, magari da delimitare con una vignetta come sul Ponte Europa. Non serve chiudere i passi, in realtà c'è troppa gente nell'intera area dolomitica. Sono intere vallate che vanno regolamentate con una Ztl stagionale, anche a fasce orarie se si vuole. Oggi con una vignetta elettronica si può fare, pagando prima e con i controlli elettronici. Le aree Unesco sono piccolissime, eppure attirano gente all'interno, sui passi, la valle è intasata. La gente ha questa idea di andare a visitare il Seceda di turno».
Quindi bisogna regolamentare.
«Bisogna scaglionare l'accesso dei turisti. Il resto serve solo a mettere a posto la coscienza».
Lei punta il dito anche contro gli impiantisti.
«Erano soci di Fondazione Unesco. Dolomiti Supersky è un moltiplicatore di numeri che fa impressione. Non cambieranno mai, hanno il monopolio e se lo tengono. Se un impianto porta mille persone, gli impiantisti vorranno raddoppiarli. Non a caso poi c'è un'indagine dell'antistrust per la loro posizione dominante. È chiaro che c'è un business industriale che non è più legato all'economia locale. Bisogna chiedersi chi produce questi impianti, che non sono fatti sul territorio. Il sistema degli innevamenti non è fatto in valle, è un industria di grande respiro che ci sta dietro e questi impiantisti guarda caso hanno sede nelle città, non nelle valli».
Le Dolomiti sono a rischio, quindi, anche per la loro fragilità?
«Ma è la società locale che è fragile! Perché le nuove generazioni che non trovano casa per prezzi che aumentano. Giovani che vengono cacciati via, se ne vanno. Che cosa facciamo? Diamo in mano tutto alle multinazionali che si stanno comprando questi territori? Due anni fa ho partecipato a un convegno a Cortina in cui si disegnava uno scenario di declino. Già adesso due terzi della ricettività è in mano a chi non è di Cortina e si prevede che nei prossimi 15 anni le aziende che resteranno in mano ai cortinesi saranno tre... Punto. Il resto sarà di capitali esteri. Se la strada è quella non vedo futuro per i giovani».
La situazione prospettata da Soraruf è raccontata in uno studio di Raffaello e Stefano Lorenzi, "Cortina 2020-2024. Storia di una comunità al tramonto?" con dati davvero inquietanti sulla spoliazione dell'ampezzano.
Soraruf, c'è una responsabilità della politica?
«Non c'è dubbio, sento questi politici che affrontano le questioni in maniera superficiale. Non c'è visione di dove si sta andando. È chiaro che se comandano i numeri non hai scampo. Pensate alle Apt che si vantano ogni anno della crescita di presenze turistiche. Ci sono problemi enormi. Pensate alla vicenda descritta al vostro giornale dell'albergo di Fassa in mano a una società di Hong Kong, amministrato da un russo, che risiede in Francia. Ed è solo uno dei casi».
Lei dunque è pessimista?
«Penso di essere realista. Vedo che cosa può essere tra vent'anni questa valle, con qualche gru in più. Si arricchirà ancora di più la società, ma la società ladina diventerà puro folklore e basta. Non si riconoscerà più l'identità ladina di queste vallate. Si sta esaurendo pian piano e dobbiamo affrontare la cosa in maniera più seria e non con qualche contributo per una festa campestre. La questione è la gestione politica di una minoranza. Basta vedere che cosa è successo a Luserna».
Vede nel futuro un paese fantasma?
«Saranno zone piene di turisti, ma l'economia sfuggirà di mano alla realtà locale. Alla fine, quando una società non ha le redini della propria economia, pian piano va a sparire».