Montagna / La spedizione

Annapurna, Giampaolo Corona è in salvo: recuperato in elicottero a quota 7.400, ora si trova al campo base

L'alpinista trentino ha subito un congelamento ma le sue condizioni sono stabili: ora sarà trasferito a Kathmandu per ricevere le cure necessarie. È stato portato in salvo questa mattina, 30 aprile, all'alba (ora locale) mentre si trovava sulla difficile via di discesa, dopo aver raggiunto la vetta del celebre ottomila himalayano senza l'ausilio dell'ossigeno supplementare né di portatori

LA GALLERY La sfida a uno dei monti celebri dell'Himalaya
LE CONDIZIONI Alla ricerca di una finestra utile fra nevicate e vento fortissimo
IL FATTO Disperso a 7600 metri, contatto e allarme rientrato
SIMONE MORO «Giampaolo sa quello che fa»

TRENTO. Finalmente in salvo al campo base sull'Annapurna l'alpinista trentino Giampaolo Corona, per il quale ieri si era temuto dopo l'allarme seguito a 24 ore di silenzio.

All'alba di oggi, ora locale, il forte scalatore primierotto è stato recuperato con un intervento dell'elicottero, mentre si trovava sulla via di discesa dopo aver raggiunto la vetta del celebre massiccio himalayano (8.091 metri).

L'azione di soccorso con il verricelo è avvenuta a quota 7.400 e tutto è andato bene: Corona ora si trova al campo base.

Ne dà notizia The Himalayan Times, aggiungendo che Corona ha subito un congelamento e che le sue condizioni sono stabili, secondo quanto riferiscono fonti del campo base.

Dopo la sistemazione temporanea al campo base, Corona sarà trasferito a Kathmandu per le cure necessarie.

Nell'ultimo contatto che aveva avuto, ieri sera, Corona aveva spiegato che stava scendendo lungo una variante, quindi non dalla via normale attrezzata.

Oltre all'alpinista trentino, l'elicottero ha recuperato un altro scalatore in difficoltà: lo svedese Tim Bogdanov, che come Corona aveva raggiunto la vetta senza l'ausilio dell'ossigeno supplementare né di portatori. Anche Bogdanov sarà portato in un centro sanitario a Kathmandu.

L'alpinista trentino Giampaolo Corona sull'Annapurna: sto bene e proseguo da solo

L'esperto scalatore primierotto rassicura tutti dopo l'allarme scattato per il mancato rientro una volta giunto sulla celebre vetta himalayana

L'intervento di recupero con l'elicottero era stato annunciato ieri sera, dopo un avvistamento di Corona sulla difficile via di discesa, vicino al campo 4.

Per l'alpinista trentino è stata dunque un'altra notte nel gelo himalayano, prima di poter finalmente trovare la sicurezza nel campo base.

Ieri notte era scattato l'alalrme dopo che per 24 lunghe ore l'alpinista aveva perso i contatti con il resto del mondo.

Poi l'avvistamento, ieri mattina, 29 aprile, quindi anche un contatto radio in cui Corona spiegava ai soccorritori di essere in grado di proseguire da solo la discesa.

E poi un nuovo avvistamento dall'elicottero, ieri pomeriggio e la decisione di avviare oggi l'intervento di recupero.

Giovedì  i dieci membri della spedizione erano partiti per l'assalto alla vetta del massiccio himalayano.

Alle 11.10 i primi arrivi: davanti la squadra Sherpa di fissaggio delle corde, poi gli scalatori con bombole e portatori e, in fondo, Corona insieme ad altri due puristi dello stile alpino, l'austriaco Hans Wenzl e Tim Bogdanov.

Poi l'apprensione per il mancato rientro, nella serata di giovedì, dell'alpinista trentino.

Poi gli avvistamenti, i contatti radio, le rassicurazioni, le nuove preoccupazioni per le condizioni ardue della discesa e la necessità di un'azione conclusiva di elisoccorso.
Ora, finalmente, si può parlare di un definitivo lieto fine.

Per farsi un'idea delle condizioni sull'Annapurna e del tenore di questa impresa alpinistica, basta leggere i post in Fb (da cui sono tratte le foto) di Giampaolo Corona, come questo del 15 aprile: "Partiti con Hans da C2 con tutto il materiale. Saliti nelle neve fresca. Fatica. Alle 16 è arrivato un temporale con vento forte. Abbiamo piazzato le tendine su una cresta a quota 6350 mt. Spero regga, non scendiamo. Meteo vediamo, qui ogni pomeriggio è brutto".

E ancora, il 18 aprile: "Una volta smesso di nevicare si è alzato un vento fortissimo, che crea cumuli in quota, con pericolo valanghe altissimo - e questa montagna è ancora più peculiare, è tutta un sistema di seracchi, sembrano dei grattacieli altissimi messi però in orizzontale e ce li hai sopra la testa.

Abbiamo fatto un po' di conti, vagliato le nuove previsioni, ma iniziavamo ad essere a corto di tempo. Due notti a C2 ti logorano, non tanto per la quota -sei a circa 5500 mt- ma per il fatto di non poterti muovere e di dover star fermo in uno spazietto di due metri per due, ti debiliti e non recuperi. E in più iniziava anche a scarseggiare il cibo, non avevamo preventivato di star su così tanto tempo. Se le previsioni per il 21 fossero state soddisfacenti, avremmo provato a salire lo stesso, fatto una terza notte a C2 e spostato in avanti di un giorno il programma principale.
Ma le nuove previsioni non davano certezze oltre il 21".

Giampaolo Corona è istruttore di soccorso alpino, per cinque anni ha vissuto a Courmayeur dove ha conseguito il brevetto di guida e vanta diversi ottomila scalati in stile alpino.

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