Caccia: Degasperi (M5S) propone un giro di vite nelle norme provinciali

A sollevare la questione, anche con un paio di interrogazioni rivolte al presidente Ugo Rossi, è stato il consigliere provinciale M5S Filippo Degasperi: si tratta di una serie di problematiche e irregolarità, come le modalità di utilizzo di postazioni fisse di caccia e di mangiatoie per animali selvatici nei boschi del Trentino.

Degasperi denuncia da tempo varie irregolarità e mette l'accento sulla criticità rappresentata, a suo parere, dalla sovrapposizione fra controllati e controllori rappresentata dalla convenzione che affida all'Associazione cacciatori trentini il ruolo di sorveglianza sull'attività venatoria.

Fra le situazioni segnalate dal consigliere, le mangiatoie per ungulati utilizzate o posizionate in modo difforme rispetto alla normativa; l’utilizzo di cibo di fronte a capanni o altane di caccia, per attirare gli animali e poi abbatterli facilmente (fra l'altro alimentandoli anche prima che si apra la stagione, malgrado ciò non sia permesso); l'impiego di alimenti non consentiti; la costruzione non rispettosa delle regole di postazioni nei boschi dalle quali sparare.

A supporto della sua denuncia, in proposito, l'esponente Cinque stelle aveva allegato un paio di mesi fa anche una documentazione fotografica, relativa in particolare a zone della Valsugana e dei dintorni di Cadine e Sopramonte, cui alcuni lettori dell'Adige hanno aggiunto nelle settimane successive altre immagini scattate nei boschi, in particolare in Alta Valsugana (Pergine, Fornace e colline di Civezzano).

Segnalando alla redazione le cose che notano nei boshci trentini, come l'utilizzo smodato di mele per richiamare gli ungulati, la presenza di altane e capanni di caccia a ridosso di strade forestali o segnavia Sat anche molto frequentati da escursionisti, i lettori sottolineano la difficoltà a conoscere e spesso anche a interpretare la normativa vigente, compresa quella a tutela delle altre persone che frequentano il territorio dove si trovano anche i cacciatori.

A quanto pare, infatti, non esistono limiti in relazione alla distanza delle postazioni venatorie da strade forestali o sentieri, resta la il divieto di sparare a una distanza superiore a una volta e mezzo la gittata in direzione di edifici e vie di comunicazione. Ma che cosa rientra nella definizione di «vie di comunicazione»? Di certo ci sono i cinquanta metri di distanza dalle strade carrozzabili. Così come i due giorni di silenzio venatorio: il martedì e il venerdì.
L'impressione, in sostanza, è che vi sia un deficit di informazione pubblica e che le norme e i relativi regolamenti non siano così semplici da comprendere.

Data l'urgenza di introdurre almeno alcuni correttivi a questa situazione, Degasperi annuncia l'imminente presentazione di una proposta di modifica della normativa attuale.

«In realtà - spiega il consigliere - servirebbe una nuova legge in Trentino, che tenga in debito conto non solo quanto previsto a livello nazionale ma, anche dalle norme Ue.

Fra i nostri obiettivi figurano la rinuncia al regime riservistico a livello comunale in favore della costituzione di comprensori venatori; il ripristino del controllo e della gestione del patrimonio faunistico oggetto di prelievo venatorio, all’ente pubblico e il ridimensionamento delle associazioni di settore; la distinzione tra tipologie di fauna cacciabile, anche in funzione di una valorizzazione economica a beneficio delle finanze pubbliche; la revisione dei criteri per l’allestimento dei manufatti (appostamenti e capanni) destinati alla attività venatoria, che tengano in considerazione criteri di sostenibilità ed impatto ambientale, introducendo più stringenti limitazioni nei criteri di costruzione e anche nel numero di strutture presenti sul territorio in relazione alle superfici interessate dalla attività venatoria; la revisione dei criteri per la delimitazione delle aree non aperte alla attività venatoria.

In questi giorni stiamo elaborando nel dettaglio le nostre proposte legisltative di modifica delle norme vigenti».

 

 

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