Lettere / Il direttore risponde

Erdogan, un'offesa alla civiltà

la condanna dello sgarbo in Turchia ai danni di Ursula von der Leyen e dell'intera Europa

Caro Direttore, il mondo civilizzato ha assistito, annichilito, ad una scorrettezza comportamentale riservata alla civilissima rappresentante Europea da tre "machi" orientali, distinguibili dai cavernicoli solo per l'abbigliamento!

Tre bifolchi residuati dell'età della pietra si sono accomodati, con burbera ostentazione, su tre scranni lasciando in piedi la "Signora europea" per il palese difetto di appartenere al genere "muliebre".

Si pensi alla fortissima stridenza fra due mondi: quello occidentale "civilizzato" i cui esponenti scattano in piedi all'apparire di una signora in un certo ambito e quello di certi quadranti orientali refrattario a qualsiasi forma di riguardo verso l'altro "genere", quindi senza alcun rispetto verso le proprie madri e sorelle.Credo possa sembrare una forzatura, ma penso sia stata propinata una brutta scena rievocante, sia pure diversificata in termini di crudezza, di un film capolavoro della nostra Sofia Loren.

Mi fermo qui per lasciare all'immaginazione la libertà di discernimento d'ognuno. Una cosa credo sia chiara: siamo divisi fra due mondi del tutto diversi, uno civilizzato e compattato nel concetto di una unica Umana specie, sia pur con la ovvia diversità di genere, l'altro mondo quasi "cavernicolo" che considera le proprie donne alla stregua d'un sottoprodotto indegno della benché minima considerazione.

Giovanni Meli


 

L'Europa non può farsi maltrattare così

Ciò che è accaduto in Turchia è davvero mostruoso, da qualunque punto di vista lo si voglia di guardare. Alle poche lettrici e ai pochi lettori che non avessero colto di cosa stiamo parlando, ricordo che stiamo commentando quello che ormai viene chiamato Sofà-gate: una pessima pagina politica, istituzionale e umana.

Nella sala allestita ad Ankara per "accogliere" i vertici dell'Europa, il presidente Erdogan non ha infatti fatto preparare una poltrona per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, costretta a sedersi su un divano.

Il machismo di Erdogan, gravissimo, è, se possibile, stato superato dall'incapacità (di cogliere il momento), dalla maleducazione (perché a volte basta un po' d'educazione) e dalla sottovalutazione politica del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che aveva due possibilità (e non ne ha sfruttata nemmeno una): poteva cedere immediatamente il suo posto alla presidente von der Leyen o poteva lasciare la sala insieme alla stessa presidente della Commissione.

Se serviva una dimostrazione di quanto la Turchia sia ancora lontana dall'Europa, ebbene questa dimostrazione è stata sbattuta in faccia non solo alla presidente von der Leyen, ma al mondo indietro.

Non è accettabile che ci si inchini di fronte a certi atteggiamenti del sultano. Non lo è istituzionalmente, perché in un analogo incontro, il 16 novembre, del 2015, quando Commissione e Consiglio erano guidati da due uomini, c'erano sedie per tutti.

E non lo è umanamente, perché certi atteggiamenti vanno respinti al mittente - davanti al mondo intero, che guarda - senza se e senza ma e in tal senso Ursula von der Leyen, a mio modesto avviso, avrebbe dovuto lasciare la sala, facendo esplodere il caso. Quello di Erdogan è un atto di inaudita violenza simbolica.

L'Europa non può farsi maltrattare così, le donne e gli uomini - a prescindere dai ruoli che ricoprono - devono ribellarsi ogni giorno di fronte a certi atteggiamenti.

 

lettere@ladige.it

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