Cesare Cremonini, 'etica e valori, io antiquario del pop'

(ANSA) - CAPRI, 11 OTT - "Ho sempre poi portato avanti nel corso degli anni un'idea di lavoro per ingrandire la mia attività, renderla sempre più importante, sotto tutti i profili sia artistici che imprenditoriali, mantenendo sempre una etica, valori che mi aiutavano a crescere. L'idea che il successo dovesse salvarmi non è mai stato il faro da seguire nella mia carriera, piuttosto l'idea di crescere come persona, di espandere quei valori", portando "un bagaglio di informazioni, di musica, di note, di colori al pubblico che potesse crescere insieme a me". Cesare Cremonini racconta il suo percorso musicale e la sua "idea di professionalità", "la gratitudine per il successo come il terrore di perderlo", parlando alla platea, insolita per un cantautore, del convegno di Capri dei Giovani Imprenditori di Confindustria. Dell'industria della musica sottolinea "i numeri", il volume e l'indotto, il ritorno sul territorio e in termini di lavoro di progetti come i suoi concerti: si sbaglia - avverte - a pensare "che con l'industria della cultura non si mangia", che è un settore che non richiede "risposte dalla politica e dall'industria". Come per le imprese, anche la musica deve affrontare le transizioni. Dal successo "molto giovane" a vivere "il baratro culturale dell'arrivo del digitale", "mi sono preso la responsabilità del mio ruolo - dice -. Come artista di una generazione di mezzo cerco di non dimenticare l'origine della mia storia musicale, emozionale, e quello che mi ha insegnato. Cerco di studiare, di continuare ad apprendere attraverso lo studio di nuovi strumenti musicali. E allo stesso tempo cerco di non rendere più faticoso l'ascolto alle nuove generazioni, cercando di rimanere connesso con quell'espressione di sentimenti che è il linguaggio delle nuove generazioni. Perchè è vero che la tecnologia può cambiare, la musica può cambiare, e anche i modi di interagire e di creare possono cambiare" a tenere tutto insieme può essere l'attenzione al "linguaggio che cambia, il linguaggio delle nuove generazioni che va sempre ascoltato". Oggi, dice, la "richiesta del mercato" spinge verso "un individualismo sempre più anche nell'ascolto della musica", "una visione della musica pop, leggera, che possa raccontare l'insieme di tutti noi, va sempre più disperdendosi per quella che è la richiesta del mercato e la richiesta di ogni musica. Io lotto contro questo. Spero presto di essere trattato come una sorta di artista pop, ma dell'antiguariato del pop, perché così mi potrò liberare dalla necessità di essere protagonista dell'industria musicale". (ANSA).