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Il teatro vuole ripartire
«Monologhi, per ora l’unica soluzione»

L'intervista a Denis Fontanari presidente di ariaTeatro che gestisce il Teatro di Pergine e quello di Meano

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«Il teatro è fatto di contatti e di fisicità quindi risulta piuttosto difficile pensare a spettacoli con gli attori che indossano la mascherina o che non possono interagire. Stando così le cose l’unica opzione al momento potrebbe essere quella dei monologhi».

Nelle parole di Denis Fontanari (nella foto una scena dello spettacolo Narrenschiff), presidente di “ariaTeatro”, che gestisce due importanti realtà provinciali come il teatro di Pergine e quello di Meano, traspare la preoccupazione per questo grave momento del teatro e del mondo dello spettacolo in generale.

Nello stesso tempo, Fontanari delinea le possibili strategie di una ripartenza ancora incerta ma quantomai necessaria magari iniziando già in estate.

Fontanari, qual è la situazione di “ariaTeatro” dopo oltre due mesi di lockdown?

«Siamo stati costretti a chiudere i due teatri che gestiamo e sospeso tutte le repliche e le prove degli spettacoli. Abbiamo quattordici lavoratori che stanno usufruendo degli ammortizzatori sociali del Fondo di Solidarietà. Nel frattempo stiamo comunque affrontando l’emergenza, pensando a come adattare tutti i nostri progetti alla nuova situazione. Davanti al crollo delle entrate stiamo cercando di superare questo momento per ripartire possibilmente più solidi e determinati di prima».

In quale modo e in quali tempi state studiando, immagino insieme anche ad altre realtà del teatro trentino, una possibile ripartenza?

«In questo periodo il dialogo con altre realtà si è notevolmente infittito, da una parte grazie all’Agis, alla quale aderiamo e attraverso la quale abbiamo portato numerose proposte all’attenzione della Provincia, dall’altra parte abbiamo cercato di sentirci il più possibile con le altre compagnie e organizzazioni trentine e questo ci ha permesso di condividere problemi ed obiettivi. L’auspicio è quello di poter ideare una programmazione di piccoli e semplici spettacoli durante l’estate ed una apertura dei teatri nell’autunno, molto probabilmente con posti contingentati e distanziamento».



Quanta chiarezza esiste al momento sulle nuove normative?

«Ad oggi pochissima. Il Comitato tecnico scientifico ha espresso al governo i propri pareri sulle riaperture degli spettacoli, dei cinema e dei teatri. Ora sta al governo recepire ed adattare tali pareri alle esigenze operative del settore. A livello locale sono stato coinvolto dalla Provincia nel tavolo di lavoro per studiare le regole per le manifestazioni in Trentino, che dovranno chiaramente rispettare i principi della normativa statale, ma potranno avere degli aggiustamenti, come già fatto per altri settori. L’obiettivo è quello di permettere un’attività estiva open air e riaprire i luoghi chiusi, garantendo la sostenibilità degli eventi, pur mantenendo alta la sicurezza».

Un problema, anche in prospettiva futura, è quello relativo alla sicurezza degli attori: qual è la sua idea in proposito?

«Questo è uno dei punti più controversi della materia. Risulta infatti impensabile dare forma a degli spettacoli con gli attori che indossano la mascherina o che non possono interagire. Si sta studiando la situazione, prendendo spunti anche dallo sport, ci sono proposte che prevedono tamponi preventivi oppure quarentena di compagnia, ma sono soluzioni applicabili solo in contesti molto “ricchi”. Vediamo come si evolve, magari inizialmente si faranno solo monologhi per poi aprire lentamente a tutti i tipi di spettacolo. In ogni modo anche quello delle prove è un problema da risolvere in tempi rapidi».

Tornando al ruolo delle istituzioni, come vi state interfacciando con Provincia e Comune?

«Con la Provincia, come evidenziato, si sta studiando la riapertura e allo stesso tempo Agis sta chiedendo interventi economici di emergenza e pianificazione delle risorse per i prossimi anni. Sarebbe molto importante in questa fase se si potesse creare per la prossima stagione un fondo per la distribuzione degli spettacoli delle compagnie trentine su tutte le piazze del territorio, in modo da sostenere la produzione locale. Con i Comuni si stanno studiando le programmazioni estive, anche se dobbiamo attendere le normative».



Un passo importante sembra essere stato fatto con l’odg in consiglio provinciale di Sara Ferrari del Pd sul fondo straordinario biennale per rilanciare la cultura.

«Penso che questo ordine del giorno, inerente il settore della cultura, votato da tutto il consiglio provinciale sia un segnale rilevante.Auspico che ora l’assessore Bisesti e la giunta sappiano interpretare il momento con una visione del futuro e che possano ritenere quello dello spettacolo dal vivo un settore strategico, sia da un punto di vista economico che sociale».

Oltre ai possibili eventi estivi come immagina la stagione autunnale di “ariaTeatro”?

«Le idee, anche in questa situazione complessa, sono tante. Dobbiamo rivedere il nostro modo di programmare e di pensare il teatro. Certamente dovremo pensare a tutto il pubblico e non solo a quello degli “intenditori”, ma dobbiamo sfruttare l’occasione, come è stato proposto anche dal regista Gabriele Vacis, per proporre allo spettatore le tante sfaccettature di una produzione teatrale. Immagino spettacoli replicati più volte, più snelli, possibilità di assistere a momenti delle prove e degli allestimenti, con una grande attenzione agli artisti del territorio».

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