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L'ex Iena Angelo Duro a Trento

con lo spettacolo «Da Vivo»

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Sulle sue spalle Angelo Duro porta tutta una serie di aggettivi, da irriverente e indisponente a dissacrante, fino ad acido ed antipatico, con cui si prova a descrivere il suo modo di far ridere. Di certo l’ex Iena di Italia1, atteso sabato 15 febbraio all’Auditorium con il suo nuovo show Da Vivo, sa colpire il pubblico nei suoi spettacoli grazie ad una continua ed intelligente voglia di provocare. In questa intervista abbiamo provato ad entrare nel suo mondo fatto anche di una smodata passione per i libri.

Angelo Duro cosa delinea il titolo «Da Vivo»?

«Questo è il mio secondo spettacolo dopo “Perché mi stai guardando” e il titolo si lega all’immagine dei manifesti che ritraggono il mio busto in maniera decisamente autocelebrativa. Con la mia ironia cinica voglio quindi consacrare me stesso e prendermi da solo la patente di raccontare tutto quello che voglio e mi pare senza troppe mediazioni».

Nella risposta c’è anche il succo di una vis comica che non guarda davvero in faccia nessuno.

«Io sul palco voglio far ridere anche su argomenti e temi che sono spesso tabù in una società sempre più ipocrita e immersa in un politicamente corretto in molti casi, per me, stucchevole ed insopportabile. La mia visione dell’esistenza è piuttosto cruda. Mi piace pungere lo spettatore, senza moralismi di sorta. Io sono così».

Non ha paura che qualcuno se la prenda?

«Chi è dotato di un cervello e si cala nel mood dei miei show non si arrabbia di certo. Magari lo fa chi non sa comprendere una certa ironia, senza dubbio cattivella e provocatoria, che attraversa i miei show. Ma la cosa non mi sorprende e io vado avanti per la mia strada».

Le manca la ribalta televisiva ottenuta nel programma «Le Iene»?

«”Le Iene” sono state una parte fondamentale del mio passato: questo programma mi ha permesso di farmi conoscere dal grande pubblico.  Rispetto ai miei esordi ho cambiato strada, in quel contesto si trattava di puro intrattenimento, le mie provocazioni alle «Iene», nei panni di “Nuccio-Vip” o “il Rissoso” erano leggere, più istintive se vogliamo, mentre ora i contenuti e le storie che racconto nei miei spettacoli hanno un altro spessore. Mi piacerebbe quindi tornare a fare tv ma con quello che propongo oggi».

Quali sono i suoi  punti di riferimento nel mondo della comicità?

«Ai comici, preferisco decisamente gli scrittori e da loro, dalle loro storie, traggo ispirazione. Su tutti direi Philip Roth, la sua “Pastorale americana” è un capolavoro, e Franz Kafka, mi piace molto anche il genere post moderno americano».

Oltre il palcoscenico cosa c’è in questo suo 2020?

«Il tour assorbirà molto del mio tempo ma sto anche lavorando al mio secondo libro che è a buon punto. Mi piace tantissimo scrivere, mi rilassa e mi diverte».

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