Salta al contenuto principale

Orestea e il mistero della morte

Stasera al Teatro Sociale

Chiudi
Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
2 minuti 18 secondi

Prezioso appuntamento questa sera al Teatro Sociale, dove andrà in scena Orestea di Eschilo in una versione particolare e per cui peraltro bisognerà attrezzarsi visto che durerà 4 ore, con un intervallo.
Si tratta del secondo appuntamento della rassegna «Altre Tendenze», con la compagnia Anagoor, Leone d’Argento 2018, che mette in scena un viaggio nella trilogia di Eschilo.

Dopo il primo appuntamento inaugurale, «19 Luglio 1985» (incentrato sulla tragedia di Stava), la rassegna propone oggi alle ore 20.30 Orestea/Agamennone, Schiavi, Conversio di Anagoor, in coproduzione con Centrale Fies, Teatro Metastasio di Prato, Teatro Piemonte Europa e Teatro Stabile del Veneto. Tratto dall’omonima trilogia di Eschilo, lo spettacolo è diretto da Simone Derai, che ne ha curato anche la drammaturgia e la traduzione dal greco insieme a Patrizia Vercesi.
Sangue veneto e cuore classico, la compagnia Anagoor da sempre si rivolge al mito antico come a una fonte dalla quale attingere temi ancora vivi nel tempo presente.

Il nuovo allestimento dell’Orestea è un viaggio nella trilogia di Eschilo, unico esempio arrivato sino a noi dall’antichità greca di “trilogia legata”: tre tragedie intimamente interconnesse, che restituiscono solo nel loro insieme l’intero arco della vicenda e una compiuta unità di senso. Filo rosso che lega la narrazione è la scia di uccisioni che segna la dinastia degli Atridi. La violenza chiama sempre altra violenza: da Ifigenia, sacrificata dal padre Agamennone per propiziarsi la partenza verso la Guerra di Troia, alla vendetta di Clitemnestra sul marito e poi dei figli di lei, Elettra e Oreste, che uccidono la madre per rispondere alla necessità del sangue.

Nella rilettura della giovane compagine di Castelfranco Veneto la morte viene celebrata come il grande mistero contro il quale l’uomo continua a scontrarsi, generando a sua volta riflessioni sulla fragilità del bene, sul trascorrere del tempo e sulla trasmissione della memoria.

La regia di Simone Derai mescola le suggestioni del mito classico con ispirazioni provenienti da moderni riti funebri mediterranei e con le parole di filosofi quali Sergio Quinzio, Emanuele Severino e Sergio Givone, ma anche con le suggestioni poetiche e letterarie di Winfried Georg Sebald, Giacomo Leopardi, Virgilio, Hannah Arendt. In scena la parola si intreccia con il video, il canto e la danza in uno spettacolo imponente, una sorta di rito collettivo che cerca di indagare l’ultimo tabù e il suo ruolo nella società umana tra rito, vendetta, amore e potere. Il risultato è uno spettacolo-evento dalla durata di quasi quattro ore divise in due tempi. «Orestea» ha aperto la 46° edizione del Festival internazionale del Teatro alla Biennale di Venezia, consacrando la compagnia Leone d’Argento 2018, e che oggi ci ricorda come forse solo l’arte riesca a sopravvivere al fuoco del tempo e della morte.

Gli organizzatori informano che durante la performance è previsto l’utilizzo di luci stroboscopiche.

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy