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A Trento approda «Stomp»

«Uno spettacolo straordinario»

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Uno degli spettacoli più travolgenti del mondo capace di racchiudere in sé danza, teatro e musica è un inimitabile combinazione di percussioni, movimento e visual comedy.
Stiamo parlando di «Stomp» che ritorna in Italia in una nuova versione in un tour atteso anche all’Auditorium lunedì 18 e martedì 19 novembre alle 21.
«Stomp» è nato nel 1991 a Brighton, in Inghilterra, dalla creatività di Luke Cresswell e Steve McNicholas e da allora ha conquistato il pubblico internazionale. Fra i protagonisti dello show anche Paul Bend, percussionista inglese dalle radici punk, coinvolto in «Stomp» dal 2001, e che in questa intervista ci racconta come vive on stage questa performance unica.

Da oltre venticinque anni Stomp è sulle scene: qual è il segreto di questo travolgente spettacolo?

«Non sono sicuro che ci sia davvero un segreto sul perché lo spettacolo abbia avuto tanto successo. Uno dei motivi della sua longevità è che Stomp è uno show straordinario. C’è una qualità senza tempo nell’idea di creare musica da oggetti usati quotidianamente e non importa quanto i gusti musicali cambino di generazione in generazione, il fascino del ritmo è perpetuo».

Vi sorprende ancora questo incredibile successo?

«A rischio di sembrare un politico, devo dire sì e no. Il motivo principale per cui direi di sì è perché faccio questo spettacolo da 18 anni. Nel 2001 non immaginavo che avrei continuato a girare il mondo con gli Stomp nel 2020. Mi è stato chiesto molte volte perché lo spettacolo sia così apprezzato e, onestamente, ho risposto che ha un fascino universale. Fondamentalmente, non importa quale età o lingua parli, un concerto con gli Stomp è una fantastica serata per chi viene a vederci».

Quanta fatica, quante prove , ci sono dietro «Stomp»?

«Nel corso degli anni sono stati fatti molti sforzi da tutti coloro che sono coinvolti nel gruppo. Ma i premi e i grandi momenti vissuti in cambio di tutto questo sono innumerevoli. Io non ho sacrificato nulla durante il mio periodo con gli Stomp. Continuo a divertirmi lavorando al progetto e nel corso degli anni ho avuto innumerevoli esperienze e conservo ricordi meravigliosi. Un sacco di duro lavoro che coinvolge ogni volta da registi, tecnici, cast e troupe, tutto questo per rendere ogni spettacolo il migliore possibile».

Sul palco si suona di tutto bidoni della spazzatura, pneumatici, lavandini, scope, spazzoloni: come ricercate questi oggetti e pensate anche a nuovi oggetti?

«I fondatori di Stomp e i nostri registi Luke Cresswell e Steve McNicholas di solito selezionano i nuovi “strumenti” e li introducono nello spettacolo. Il processo di scelta degli oggetti da usare tende ad essere molto organico, nel senso che Luke o Steve potrebbero vedere o sentire in essi qualcosa di stimolante. Facciamo musica con oggetti comuni e siamo costantemente circondati dal ritmo, a volte involontario, della vita quotidiana, nuove idee o “strumenti” possono essere scoperti ovunque.

Siete alla ricerca di nuovi strumenti?

«Sì costantemente. Vediamo se il pubblico italiano ci darà qualche nuova idea».

Qual è la cosa che la diverte di più sul palco?

«Suonare i bidoni della spazzatura. È rumorosa, energica, si suda e poi adoro fingere di essere una rockstar. Ma nel complesso, mi piace vedere e ascoltare il pubblico che si diverte. È qualcosa che ho avuto la fortuna di sperimentare per molti anni e credo proprio che non me ne stancherò mai».

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