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I Musici di Guccini sabato 19 settembre in concerto alle Lochere di Caldonazzo

Il cantante e chitarrista sudamericano Juan Carlos “Flaco“ Biondini ci racconta la sua vita di musicista al fianco del cantautore emiliano

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Si scrive Musici ma si legge Francesco Guccini. Dal 2016 infatti i Musici materializzano in concerto le suggestioni delle ballate del cantautore emiliano come accadrà sabato 19 settembre alle 21 all'Arena Drive – In alle Lochere di Caldonazzo. Una formazione che riunisce alcuni dei musicisti storici del Maestrone modenese che si propone di dare continuità a un patrimonio artistico e poetico davvero  immenso per la musica d'autore italiana. Sul palco insieme cantante e chitarrista Juan Carlos “Flaco“ Biondini, il pianoforte di Vince Tempera, il sax di Antonio Marangolo, il basso di Enzo Frassi e la batteria di Stefano Peretto. In questa intervista proprio il musicista sudamericano Juan Carlos Biondini, al fianco di Guccini dagli anni ’70, ci racconta il mondo dei Musici.

Flaco, i Musici sono in azione ormai dal 2016: quale bilancio si sente di fare di questo progetto?

<Direi che siamo andati in crescendo perché incominciamo a sentire un’attenzione crescente e ci sono persone che vengono anche diverse volte ai nostri concerti. Questo ci da molta soddisfazione>.

Ma quanto avevate paura di essere catalogati come una “cover band di Guccini”?

<No, non abbiamo mai avuto questo timore. Non potevamo -  sorride il musicista sudamericano (n.d.r.) -  essere una cover band di Guccini perché noi eravamo la band di Guccini, quella vera, in concerto ma anche in studio di registrazione dove mettevamo la nostra creatività e il nostro lavoro. L’unico che poteva avere qualche problema in questo progetto ero io>.

In che senso?

<Perché a me è stato affidato anche il ruolo di vocalist oltreché di chitarrista. La gente all’inizio non accettava volentieri di sentire i brani di Francesco cantati da un altro. Io sono sudamericano ho un altro stile, un altro modo di cantare, Ogni tanto nei primi concerti qualcuno urlava “Vogliamo Francesco” noi ci scherzavamo su…oggi non succede più, forse si sono rassegnati o spero abituati a sentili interpretati da me>.

In quale modo vi siete correlati con il Maestrone per scegliere il repertorio che suonate live?

<Raramente ne abbiamo parlato con lui, le canzoni abbiamo sempre scelte noi soprattutto tenendo conto proprio delle mie capacità. Francesco aveva un’escursione vocale che è quasi il doppio della mia. Le canzoni Guccini se le cuciva addosso, partendo dal testo per poi costruirci su la parte musicale. Alcune sono difficilissime da cantare perché lui oltre ad essere intonatissimo saliva come niente di un’ottava>.

Come definirebbe allora il modo di cantare del Maestrone?

<Io direi che il suo era un modo di cantare serioso specie quando registrava i dischi mentre dal vivo si divertiva spesso a gigioneggiare e rovinava magari canzoni molto serie con qualche cazzata>.

E il brano che la emoziona di più suonare?

<Un pezzo che mi ha sempre colpito  è “Osteria fuori porta” incisa nel 1972 prima che lo conoscessi perché sono arrivato in Italia due anni dopo. Si tratta di una canzone che ha un qualcosa di malinconico, esprime un senso di dejà vu che mi strega sempre, forse perché la posso applicare alla mia vita>.

Lei ha iniziato a collaborare con Guccini nel 1976,  nell'album “Amerigo”: che storia è stata quella al suo fianco?

<E’ stata una storia intensa. Mi sono reso conto subito di aver l’opportunità di suonare con un “mostro”, con un cantautore che riempiva i palazzetti. Per quarant’anni lui mi ha dato la sua fiducia e la sua amicizia, abbiamo scritto tante canzoni insieme>.

Mi ha colpito la sua coerenza nel non tornare più su un palco dopo aver deciso di smettere, una cosa rara.

<Francesco è sempre stato molto coerente ed onesto. Lui ha smesso di cantare fondamentalmente perché non si divertiva più. si era stufato del mondo dello spettacolo, di una certa routine fatta di disco e tour. Non trovava più soddisfazione nell’esibirsi e l'ispirazione giusta per scrivere nuove canzoni. Se fosse stato per lui non avrebbe neanche registrato “L’ultima Thule” che è stato il suo commiato discografoco ma c’era un contratto discografico da rispettare>. 



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