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Haydn, partitura vestita a festa

Stasera all'Auditorium a Trento

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Con la bacchetta di Timothy Redmond, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento prosegue la sua 60ª stagione sinfonica e si presenta con una partitura del compositore Mauro Cardi in prima esecuzione assoluta: «Sinfonia d’après Haydn 104», commissionata con il sostegno della Siae nell’ambito del progetto «Classici di oggi 2018-19».

Il programma preannuncia il vero e proprio compleanno dell’orchestra regionale (che sarà nel 2020) e, oltre a «Sinfonia», comprende «Three Studies from Couperin» di Thomas Adès e la Sinfonia Hob. I: 104 «London»  di Joseph Haydn, dalla quale Cardi ha preso l’avvio per il suo lavoro; oggi il concerto si terrà a Trento (Auditorium, ore 20.30) e giovedì 14 a Tione (Auditorium, ore 20).

«Sinfonia d’après Haydn 104» è la prima delle quattro partiture contemporanee commissionate dalla Fondazione Haydn per la sua ricorrenza (nel progetto «Haydn: 60 anni e oltre»); è l’autore stesso a presentarla: «La Sinfonia n.104 (”London”) di Franz Joseph Haydn è uno dei capolavori assoluti del repertorio sinfonico. L’idea di questo lavoro nasce in un periodo di appassionata rilettura di opere classiche.

La motivazione della scelta - prosegue Cardi - non risiede certo nel tentativo di attualizzare o trascrivere la “104” per adattarla alla sensibilità contemporanea, ma nel tentativo di penetrare, da compositore, nei meccanismi più intimi del pensiero dell’autore, traendone ispirazione per un’opera originale. Da questa distanza storica sono ricercati possibili paralleli, ma soprattutto frizioni e tensioni stilistiche e formali: un entrare e uscire dal mondo armonico, timbrico e motivico haydniano, in qualche modo per stabilire un contatto critico, un dialogo a distanza con l’autore.

E la “104”, con le sue sorprendenti aperture, con i suoi gesti scultorei e gli abbandoni improvvisi, con i suoi estrosi cambi di registro e con la sua mutevole orchestrazione costituisce un repertorio inesauribile di ispirazione. Il mio lavoro è una sorta di analisi viva dell’opera haydniana, riletta attraverso una lente deformante che agisca soprattutto sul fronte armonico, per allargarlo fino a spingerlo altrove, decontestualizzandolo, nonché sulla temporalità, per sospendere, o al contrario per esaltare, l’agogica haydniana: una sorta di teatro di gesti musicali nei quali ritrovare quei percorsi creativi che più mi appartengono».

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