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Le reliquie del Simonino torneranno alla cappella di San Pietro

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Riaprono i musei, ma non il Diocesano, che rinvia tutto al 26 marzo 2021. Nel frattempo il Museo di piazza Duomo non resta a guardare. 

Tanti i progetti preparati dalla direttrice del Museo, Domenica Primerano. Tra questi, una decisione di valenza storica, quella di ricollocare nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Trento la reliquia del Simonino, il bambino ucciso nel 1475, considerato vittima degli ebrei e su cui fu costruita nei secoli una feroce campagna antisemita. Costruita però su una “fake news”, smontata dalla stessa chiesa cattolica fin dal 1965 con monsignor Iginio Rogger e il vescovo Alessandro Maria Gottardi che tolsero la reliquia dalla Chiesa di Pietro e Paolo, in via San Pietro a Trento e smontarono l’inconsistenza del culto, vietando anche le processioni in suo nome. E poi l’anno scorso, a rafforzare e a rendere sistematica la riflessione, è arrivata la mostra del Museo Diocesano. Mostra che diventerà permanente nella chiesa e su cui sarà costruito un percorso ragionato in città con delle guide culturali.

Ma non solo questo. Il Museo da qui al 26 marzo lavorerà per migliorare il servizio offerto al pubblico, potenziare la sicurezza delle persone e delle collezioni e riorganizzare gli spazi riservati agli uffici. E continuerà a proporre attività online per i diversi pubblici e ci saranno anche piccoli eventi in presenza a porte chiuse. Il motivo di questa prolungata chiusura, la spiega la direttrice Domenica Primerano, «La decisione di riaprire a fine marzo potrebbe sembrare contraddittoria, ma al momento non saremmo in grado di garantire la sicurezza dei visitatori perché per i primi tre mesi non potremo disporre delle persone assegnate al museo dalla Provincia con il “Progettone” in supporto ai nostri attuali due custodi. La necessità di sanificare ripetutamente gli ambienti e tutto ciò che i visitatori toccano, in museo e nella basilica paleocristiana, implica la presenza di più persone, in aggiunta a chi presidia la biglietteria e con questa chiusura per il Covid non abbiamo risorse economiche».

Attualmente il Museo è un cantiere. Un cantiere avvolto da metri e metri di cavi, perché si sta procedendo alla sostituzione dell’obsoleto impianto di rilevazione fumi che garantisce la sicurezza, mentre nelle sale si lavora al riallestimento della pinacoteca. Oltretutto è in corso anche il trasloco di parte degli uffici, che troveranno spazio vicino alle aule didattiche.
Ma la programmazione viaggia insieme ai lavori. Si sta lavorando all’organizzazione di tre nuove iniziative espositive: una mostra dedicata al sacro in «Guido Pajetta. Diario intimo»; un’altra mostra sull’arte sacra nell’area tirolese e una sui dipinti di Vittorio Melchiori, donati dalla famiglia al Museo Tridentino. Parallelamente prosegue anche l’attività di ricerca con l’Università di Trento e l’Archivio Comunale, per individuare le fasi costruttive di Palazzo Pretorio. Infine, ha preso avvio anche la catalogazione del patrimonio fotografico storico del Museo, un fondo di grande interesse che verrà digitalizzato e messo a disposizione degli utenti.

Poi restano le attività online rivolte ai diversi pubblici: i webinar settimanali del martedì che finora hanno visto la partecipazione di oltre 1200 persone (oggi ci sarà sul canale Youtube del Museo la presentazione del libro Il Salvatore trasfigurato di Giovanni Bellini. Riflessioni e fonti per una lettura iconologica dell’opera, di e con Agata Kerangli), l’attività didattica rivolta alle scuole, sia in modalità sincronica, sia in presenza (se richiesto), la comunicazione tramite i social, la produzione di podcast attraverso i quali raccontare le collezioni. A partire da febbraio verranno organizzate anche iniziative a porte chiuse riservate a piccoli gruppi di visitatori e agli abbonati. Non solo, sarà spostata anche la pietra tombale a piano terra del Diocesano.

«Dunque, il Museo è chiuso, ma non fermo», prosegue la direttrice. Ma questa situazione di emergenza ha riavvicinato le persone al Museo? Secondo Primerano sì. È un dialogo continuo, con idee e proposte, come quella dell’”abbonamento sospeso”, una sorta di sostegno al Museo, sottoscritta da molti e per i quali la direttrice intende fare iniziative ad hoc per ringraziarli.
Sono previste poi visite guidate nelle chiese, non soltanto cittadine e poi in estate dei trekking per raggiungere chiese isolate in montagna, per «andare oltre le pareti del museo», come piace dire a Primerano.

E poi il Simonino. La reliquia, che in passato godeva della devozione - deviata e deviante - dei settori cattolici più tradizionalisti, torna a casa e saranno organizzate anche visite alla cappella del Simonino, a palazzo Bortolazzi, in accordo con il Fai, proprietario dell’edificio, che l’ha ricevuto in eredità da Marina Larcher Fogazzaro. Le guide condurranno in percorsi guidati il pubblico in tutti i luoghi che hanno dato origine alla leggenda nera del Simonino.

E, superato il Covid si spera di intravedere una luce. «Impiegheremo questi mesi per migliorare il servizio - dice ancora Primerano - nella certezza che prima o poi si possa tornare a una normalità più consapevole, più attenta ai valori di solidarietà e sostenibilità che rendono tale una società civile. La riapertura dei musei deve coincidere con la consapevolezza che la cultura “cura”. Per questo è necessario che essa riprenda quella posizione centrale che ha purtroppo perso».

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