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La mostra di Julien Friedler 

a Villa Lagarina la magia

di un grande artista belga

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L’espressionismo dell’artista belga Julien Friedler si può ammirare, dispiegato nella sua potenza, a Villa Lagarina fino al 27 settembre a Palazzo Libera.

Un artista visionario e poliedrico, dalla grande fama internazionale. La sua formazione originaria, come psichiatra di impronta lacaniana, gli ha dato una formazione per le artivi visive in cui emerge tutto il lavoro introspettivo e particolare.
L’artista è in tour in Italia e ha già esposto in Sicilia la sua personale intitolata Mapping, composta di 28 nuove opere. L’ingresso al pubblico è libero il venerdì, sabato, domenica e in generale nei giorni festivi dalle 10 alle 18.
«Mapping», curata da Dominique Stella e Carlo Silvestrin, propone una raccolta di opere di chiara impostazione espressionistica che restituiscono al pubblico italiano un racconto per visioni del potente bagaglio creativo dell’autore, figlio di una personalità labirintica alimentata dalla passione per la letteratura, la filosofia, la psicanalisi e i viaggi alla scoperta di realtà diverse e lontane.

In questo 2020 segnato dall’emergenza Coronavirus, «Mapping», con le sue tappe a Palermo a sud e a Villa Lagarina a nord, vuole tracciare una sorta di ponte immaginario per collegare le due estremità geografiche del nostro Paese, per simboleggiare la necessità collettiva di riappropriarsi della fruizione artistica in prima persona.

L’assessore alla cultura del Comune, Marco Vender sottolinea come la mostra «segna la cifra dell’alto livello della proposta artistica di Julien Friedler che allo stesso tempo crea grandi suggestioni» e crea idealmente un ponte.
Anche il curatore, Carlo Silvestrin sottolinea come «Mapping» sia una mostra «che sprigiona tutta la forza creativa di un autore che ha sempre amato l’Italia».

Per il curatore del catalogo, Gianluca Marziani, l’opera di Friedler è «lussureggiante, pitture, sculture e installazioni sono portavoce di un immaginario strabordante, segni visibili di una verità tra Leggenda e Mito che l’artista sviluppa attraverso tematiche a lui vicine per vissuto e impegno etico».
La serie introduce ad una cartografia immaginaria che stabilisce, tramite disegni e pitture, i contorni di un territorio mentale che Friedler traccia in totale libertà espressiva. I colori, le chiazze, i segni e i graffiti invadono la superficie della tela in un’armonia che vuole essere lenitiva, come un ritorno all’essenziale, al magma primordiale e misterioso che si esprime dentro visioni incoscienti. Dalla materia pittorica nascono impressioni sensibili e impalpabili che si definiscono in atmosfere vaporose e colorate, liberatorie e catartiche come riesce solo alla pittura di espressione spirituale.

Il mondo di Friedler è intuitivo e la sua arte, intrinsecamente legata a un’attitudine mentale, è la forma espressiva di una contemplazione interiore e di un’esperienza di vita, trasfigurata nella pittura. I quadri sono il nucleo di una meditazione che si materializza nel colore, che qui appare come l’animo generatore, vera matrice/madre che fonde tutto in uno spirito vivente. La vita è pulsazione, respiro, dannazione, salvezza. E tale è l’opera «congiunzione degli opposti, una scrittura paradossale, un’iscrizione dei flussi che attraversa lo Spirito» come scrive lo stesso Friedler.

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