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Capotondi contro il femminicidio
«Bella da morire» su Rai2 dal 15 marzo

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Cristiana Capotondi è una persona gentile, bella, tutta naturale. I suoi grandi occhi verdi si illuminano quando parla di un film o di una serie tv in cui crede. Come adesso per Bella da morire di Andrea Molaioli. Una storia di uomini contro le donne, che scava nella carne e nelle paure della società odierna. Un’indagine che esplora e scardina i pregiudizi e le convinzioni comuni, a partire da quelli della sua protagonista, al quale presta volto e anima l’attrice romana.

La serie gialla, Prodotta da Cattleya in collaborazione con Rai Fiction, sarà trasmessa su Raiuno da domenica 15 marzo per quattro prime serate. Al centro del racconto Eva Cantini (appunto la Capotondi), ispettrice di polizia, una donna forte che per timore di soffrire, vive la vita sempre all’attacco. Gioia Scuderi, la reginetta dai sogni infranti, è la più bella del paese e aspira a fare la showgirl, ma viene trovata morta in fondo a un lago. Due donne lontane, eppure misteriosamente legate da un filo invisibile. Un omicidio che ha contorni pericolosi come le rive di quel lago.

Un’alleanza tra donne differenti - un detective, un magistrato e un medico legale – per cercare la verità e dare giustizia a una ragazza diversa dalle altre, la cui unica colpa era amare e voler essere amata da un uomo sbagliato. «Questa indagine sarà la prima che dovrà affrontare il mio personaggio - racconta Cristiana - alle prese con un viaggio anche personale nel quale si ritroverà a fare i conti con il suo vizio di arrivare a conclusioni affrettate, con la rabbia per chi ha visto troppi casi di femminicidio e con la voglia di proteggere le donne. Inoltre, lei ha un’enorme difficoltà a relazionarsi con gli uomini. Anche se nel corso degli episodi cambierà atteggiamento».

Una serie come questa può servire per sensibilizzare, far riflettere sul tema della violenza sulle donne?

«Penso che le storie di finzione aiutino a identificarsi, spesso molto più di un servizio del telegiornale. “Bella da morire” spero faccia riflettere gli uomini sulla necessità di accettare dei modelli femminili diversi da come li vorrebbero. Oggi la donna vuole lavorare, vuole essere indipendente, decidere quello che vuole o non vuole. Questo deve penetrare all’interno di una relazione. Mi auguro che questa storia aiuti molti uomini a conoscere meglio le donne e che loro capiscano che certe dinamiche che all’inizio potevano non sembrare pericolose poi, purtroppo, si sono rivelate tali nel modo più drammatico».

Lei ha girato “Io ci sono” il film su Lucia Annibali - sfregiata dall’acido dall’uomo che diceva di amarla – lì era la vittima qui è un ispettore di polizia che si confronta con altre donne. Che quadro emerge?

«Ci sarà uno scambio di ruoli nell’accompagnare le donne vittime di violenza verso la giustizia. Verso un’idea di unione e collaborazione femminile con l’obbiettivo preciso di trovare i colpevoli. È una serie gialla pura, con grande attenzione alle dinamiche, alla costruzione psicologica di tutti i personaggi anche quelli maschili».

Il MeToo è stato un movimento che è servito?

«Ha sicuramente acceso una luce, però non mi sembra che abbia comportato grandi cambiamenti, si è distratto dall’obiettivo principale: lavorare affinché la vita delle donne, di tutte le donne - a partire dalle mamme che devono lavorare per forza per tirare avanti la famiglia -, non solo quelle del mondo dello spettacolo, potesse uscire migliorata da questa storia. Penso che il MeToo avrebbe dovuto saper parlare a tutti, anche ai maschi».

Una curiosità: continuano a chiamarla “Attila”? Dietro il suo aspetto angelico, fragile, si nasconde una peperina?

«Quel nome apparteneva al passato e fa ridere perché è in totale contrasto con l’estetica. Sono sempre stata molto vivace, ma Attila è riferito proprio al piacere di essere in corsa nella vita: non sto mai ferma. Anche ora che mi sono rotta un piede per mettere a posto il giardino (ha un casale in Toscana, ndr) continuo a sistemare la casa, a cucinare...»

Lei dopo aver giocato a calcio è diventata anche vice presidente della Lega Pro. Una bella responsabilità?

«Sì. Ora c’è il blocco dei campionati di calcio e siamo fermi. Forse, siamo stati i primi ad essere toccati dal Coronavirus perché abbiamo avuto dei calciatori contagiati. Speriamo che tutti diventino più responsabili».

Lei è legata da tempo con Andrea Pezzi: l’amore come va?

«Sono stata molto fortunata perché ho trovato un uomo speciale e insieme stiamo benissimo».

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