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Fellini, anniversario dei 100 anni

parlano le nipoti: «Un grande

ma soprattutto un visionario»

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«Zio Chicco, come potevo chiamarlo solo io, oggi sarebbe scappato da festeggiamenti e candeline» scherza Francesca Fabbri Fellini, in trasferta da Rimini per il convegno internazionale “Ricordiamo Federico Fellini” organizzato a Palazzo Reale, a Milano, nel giorno esatto del centenario della nascita di Federico (20 gennaio 1920).

Tocca a lei, la “Fellinette”, come la chiamava lo zio, che la considerava «una delle donne della sua vita, insieme a mamma Ida, mia madre Maddalena e la sua Giulietta», non solo portare avanti la memoria ufficiale di Fellini, con convegni e mostre come quella che si aprirà a Palazzo Reale a settembre, ma anche trasmettere ricordi più intimi e preziosi, a partire da un disegno, fatto proprio dallo zio, che considera il suo bene più caro. «A zio Chicco piaceva disegnarmi e un giorno, tornati da una lunga passeggiata sulla spiaggia, mi regalò una mantellina azzurra e poi tratteggiò il mio ritratto su un quadernino, quel disegno - dice oggi - è una delle cose più care che ho».

Per il centenario della nascita dello zio, Francesca ha voluto «dare vita a quella bambina, la Fellinette», in un corto scritto e diretto da lei. «Zio mi diceva sempre che abbiamo una vita a occhi aperti e una ad occhi chiusi e io ho sognato questo corto, girato in live action e con attori, impreziosito dai disegni di zio, una favola tra sogno e realtà che è un omaggio a lui, che mi ha ha fatto diventare la principessa dei visionari perché lui - sottolinea - era il re dei sogni. Mi diceva sempre che al mondo l’unico realista è il visionario e se io sono visionaria lo devo a lui».

Sono tanti i racconti che accompagnano Francesca, soprattutto frasi dello zio, «quasi dei mantra, come “Nulla si sa, tutto si immagina” o “La vita è una festa, viviamola insieme”, che ripeteva spesso. Oggi ho realizzato la forza che avevano, la sua filosofia di vita è diventata la mia».

Anche per questo, Francesca ha immaginato “La fellinette” come un film muto: «l’ultima battuta de “La Voce della luna”, il suo ultimo film - ricorda - dice proprio questo: “se tutti facessimo silenzio, riusciremmo a sentire qualcosa”». «Quello che mi ha trasmesso mio zio - riflette - è proprio questo, la passione per ciò che non si può spiegare, che uno più uno non fa sempre due».

Un’altra nipote di Federico Fellini e Giulietta Masina, Simonetta Tavanti, lo ricorda come «musone, allegro, burbero, a volte insopportabile ma mai noioso» e soprattutto «viziatissimo dalla moglie, che lo coccolava come un bambino. Ebbero un rapporto lungo e con le sue difficoltà, ma lei rimase sempre il suo primo amore».

A testimonianza di questo amore, Simonetta Tavanti ha permesso che al convegno milanese venisse letta una lettera che Fellini scrisse a Masina poco prima di essere operato a Zurigo, «e che mette a tacere qualsiasi dichiarazione spazzatura». Sono poche righe, scritte prima di entrare in sala operatoria, ma ben descrivono un amore lungo una vita: «ancora un bacetto prima di addormentarmi... è un gran conforto sapere che quando mi risveglierò ti troverò vicina. Queste parole sono goffe e banali ma tu sai - scrive Fellini alla sua Giulietta - di essere la mia vita».

Un grande amore che ricorda bene anche la nipote Francesca. «A zia Giulietta, zio Federico fece la dichiarazione che sogna ogni donna: “quando ho incontrato il tuo sguardo - le disse - ho capito che ero nato davvero in quel momento”».

«Ogni volta che usciva da un posto cercava in tasca delle monetine e chiamava la sua Giulietta, aveva - ricorda - una forte dipendenza da lei».

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