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Di Caprio e Brad Pitt insieme

l'ultimo film di Tarantino

conquista il festival di Cannes

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Sufficiente? Insufficiente? Un Tarantino minore? Non un capolavoro? Mentre i critici dibattono su C’era una volta a Hollywood, uno dei film più attesi al festival di Cannes quest’anno e danno i voti al regista, la fila per vedere e sentire parlare Tarantino e il suo cast di superdivi è di una lunghezza mai vista. L’isteria collettiva che ieri aveva aveva caratterizzato la Montee des Marches oggi del tutto similmente ha contagiato la stampa accreditata al festival. L’applauso che li accoglie non è tra i più travolgenti, ma la ressa è delle grandi occasioni.

Tarantino ha alla destra Leonardo DiCaprio e a seguire Brad Pitt con cappellino in testa, alla sinistra Margot Robbie. Leo e Brad insieme non si erano mai visti (e infatti l’epico red carpet di ieri resterà negli annali) al cinema se non in un cortometraggio del 2015 diretto da Scorsese. «Mentre preparavamo il film ci siamo conosciuti meglio, il nostro è diventato un legame cinematografico, un sodalizio», ha detto Brad Pitt sottolineando come il suo personaggio, Cliff Booth, generoso prestante ex stuntman che diventa il tuttofare di un complessato attore di serie tv e spaghetti western, Rick Dalton interpretato da DiCaprio, «siano complementari e di fatto una sola persona.

Io ho accettato il mio destino ‘minorè nello showbusiness, il personaggio di Leo ancora no». «Siamo della stessa generazione io e Brad - ha proseguito Leonardo - è un’incredibile storia di amicizia questo film ed è stato incredibilmente facile renderla insieme».

Il film (in sala dal 19 settembre in Italia con Warner) è ambientato alla fine degli anni ‘60, anzi proprio nel 1969, l’anno in cui la mecca del cinema fu sconvolta per l’assurdo eccidio della setta di Charles Manson che uccise la bellissima giovane moglie di Roman Polanski, l’attrice Sharon Tate (interpretata da Margot Robbie), all’ottavo mese di gravidanza, e suoi quattro amici, assaltando la villa del regista di origine polacca che era a Londra a preparare Il giorno del delfino.

«Più mi informavo su quella tragedia, meno la definivo. Per me resta un mistero e questo mi ha affascinato per il film. Se ne ho parlato a Polanski? No» ha tagliato corto il regista che ha risposto un altrettanto secco no alla domanda se avesse mai avuto qualche esitazione a trasformare una tragedia reale in un film. Per certe ambientazioni, come quella dello Spahn Ranch, a nord di Los Angeles, dove la comunità hippy della setta di Manson si era stabilita e dove teneva in ostaggio l’anziano proprietario, ha pescato, ha raccontato oggi Tarantino, nei propri stessi ricordi di bambino che a 6 anni l’aveva visitata con la famiglia per un tour a cavallo. «Volevo mostrare il quotidiano di questa comunità», ha detto.
DiCaprio nel ruolo dell’attore di tv che cerca l’occasione al cinema e lavora sui set degli studios come fosse un impiegato, prestandosi ai ruoli più disparati, dal pistolero al poliziotto, e nel tempo libero è triste, depresso e ha un irresistibile look anni ‘70 con pantaloni a zampa salmone, capelli un pò lunghi e camicie colorate, ha detto di essersi «identificato subito con questo personaggio dell’industria del cinema, capisco cosa può accadere a sentirsi così. Io so di essere stato fortunato e di aver avuto grandi opportunità». Mentre DiCaprio e Pitt sono personaggi di fantasia, l’australiana Margot Robbie incarna la Tate: «Mi sono documentata molto per preparare questo personaggio, volevo che fosse il più luminoso possibile, una luce brillante in questo mondo». E tutto sommato resta sullo sfondo della storia incentrata sui due uomini, «resta il battito del cuore della storia» ha detto il regista.
Quando a Tarantino hanno chiesto se in questi anni fosse cambiato qualcosa, dai tempi di Pulp Fiction che giusto 25 anni fa a Cannes elettrizzò il festival, il regista ha risposto «sì, all’epoca stavo aspettando di conoscere la ragazza perfetta per me, ora l’ho trovata ed è mia moglie» indicando la cantante israeliana Daniella Pick. In molti articoli di oggi C’era una volta a Hollywood viene definito un’ode nostalgica ad una Hollywood passata. Forse Tarantino avrebbe preferito fare film in quell’epoca? «Preferisco ogni epoca antecedente all’avvento dei telefoni cellulari».

È alla fine Leonardo DiCaprio a dare il senso del film e di come lo hanno vissuto cast e regista: «C’era una volta a Hollywood è una storia d’amore nei confronti dell’industria del cinema e di tutti quegli attori, anche non di primo piano, che hanno contribuito a crearla. Raccontare il mondo degli studios è stato per noi ‘tornare a casà e dire grazie a tutti quei divi oggi dimenticati di quell’epoca».

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