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Sabato 18 al Cuminetti in scena “Mi domandano dove sei” della compagnia La Quarta Parete

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Dopo l’ottima accoglienza ricevuta con lo spettacolo teatrale ‘’Homo Homini Lupus’’ la compagnia “La Quarta Parete” torna con una nuova rappresentazione stasera, sabato 18 gennaio alle 20.30 al Cuminetti. In scena “Mi domandano dove sei” un monologo-performance con Dardana Berdyna scritto e diretto dal regista albanese Albert Dedja. “Mi domandano dove sei”, che ha debuttato lo scorso agosto in Albania al  Teatro Nazionale , invita ad una riflessione sul concetto della libertà e di come oggi la visione sulla libertà stia cambiando in relazione con il nuovo fenomeno sociale-global: la comunicazione attraverso la tecnologia; social media e realtà virtuale. Uno spettacolo dal taglio sperimentale dove vari linguaggi, video, performance recitazione, installazioni e musica, si mescolano per trasmettere al pubblico una serie di sensazioni su piani diversi.

“Il racconto - spiega all’Adige Albert Dedja - passa attraverso un filtro autobiografico, quello del viaggio drammatico della protagonista verso la liberta, in fuga dal regime comunista. Indaga percorrendo sentieri complessi tra realtà storica e stati d’animo. Cerca di riallacciare, di ricostruire un rapporto nuovo con il pubblico senza scendere a compromessi girovagando tra illusioni, delusioni, perdite, speranze, dubbi, tra passato e presente. Nello stesso tempo vuole recuperare un senso più autentico e umano possibile sul principio unico e indiscutibile della natura umana: la libertà”.

La Compagnia La Quarta Parete  è stata fondata da due artisti professionisti di origine albanese: Albert Dedja d Dardana Berdyna che si sono trasferiti in Italia all’inizio degli anni novanta a causa dei momento caotico che attraversava il paese dopo la caduta del regime comunista, trovando la loro nuova casa in Trentino. Qui dopo un inizio difficile, iniziano ad inserirsi nella vita culturale artistica del paese d’adozione e per una forte esigenza artistica che sentivano e per il desiderio di riprendere con il teatro, che avevano lasciato amaramente nella loro patria e decidono di fondare la loro compagnia. La scelta di chiamare la compagna “La Quarta Parete”, nel gergo teatrale è “il muro” che divide lo spazio della finzione con quella del pubblico, diventa metafora della loro necessita di romperla per comunicare le loro storie, le emozioni, le idee artistiche ed estetiche al “nuovo” pubblico.

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