Impiego

Il paradosso: in Trentino mancano lavoratori. Servono 86mila persone

Nella nostra provincia, il 54,7% delle figure professionali ricercate è considerato difficile da trovare. Si tratta di un valore sensibilmente più alto rispetto alla media nazionale (47%) e che certifica una crisi d'offerta senza precedenti

TRENTO. Il mercato del lavoro trentino si conferma estremamente dinamico, ma deve fare i conti con un paradosso sempre più marcato: una domanda di personale elevatissima che si scontra con una cronica difficoltà di reperimento.

Secondo l'indagine annuale del Progetto Excelsior, realizzata da Unioncamere in collaborazione con la Camera di Commercio di Trento, le previsioni per il 2025 delineano un sistema economico che, pur rallentando leggermente, continua a macinare numeri importanti. Per il 2025, le imprese del territorio hanno programmato complessivamente 85.990 nuove assunzioni.

Si tratta di un volume imponente, nonostante una lieve flessione dell'1,4% rispetto all'anno precedente (circa 1.260 ingressi in meno). A trainare l'economia provinciale è senza dubbio il comparto dei Servizi, che assorbe il 77% della domanda totale con 66.220 potenziali contratti.

Entrando nel dettaglio, il vero motore occupazionale è il Turismo-Ristorazione: da solo, questo settore prevede 35.050 entrate, rappresentando il 40,8% dell'intero mercato del lavoro locale. Seguono a distanza il Commercio (9.300 ingressi) e l'Industria in senso stretto (8.470). Una novità di rilievo in questa rilevazione è l'inclusione del settore primario, con l'Agricoltura che pesa per il 6,9% delle richieste (5.950 ingressi).

Il dato più critico che emerge dal report riguarda la difficoltà di reperimento. In Trentino, il 54,7% delle figure professionali ricercate è considerato difficile da trovare. Si tratta di un valore sensibilmente più alto rispetto alla media nazionale (47%) e che certifica una crisi d'offerta senza precedenti.

Nel 42,3% dei casi, le aziende non ricevono proprio risposte agli annunci, un fenomeno alimentato dal calo demografico e dalla saturazione del mercato. Poi c'è un problema legato alla preparazione inadeguata: l'11,2% dei candidati non possiede le competenze tecniche o trasversali richieste.

La sofferenza è massima tra gli operai specializzati, dove la difficoltà di reperimento schizza al 70,4%, rendendo quasi impossibile per le imprese artigiane e manifatturiere completare gli organici in tempi brevi. Analizzando i titoli di studio, il mercato trentino si conferma orientato alla pratica. Il diploma professionale è il titolo più richiesto in assoluto (48,5% delle entrate previste, pari a 41.740 unità), con una fortissima domanda negli ambiti della ristorazione, promozione e accoglienza.

Tuttavia, il tasso di difficoltà più alto si registra per i laureati. Nonostante rappresentino solo l'8,2% delle richieste totali, trovare candidati con titoli accademici (specialmente in ambito Stem, economico o ingegneristico) è un'impresa che mette a dura prova gli uffici delle aziende locali. Bene anche i diplomati degli Istituti tecnici superiori (Its), richiesti soprattutto per la meccatronica, ma con numeri ancora ridotti rispetto al fabbisogno reale.

Un ultimo dato significativo riguarda la tipologia contrattuale. Il mercato resta fortemente caratterizzato dalla stagionalità: il 75,4% dei contratti proposti è a tempo determinato. Il tempo indeterminato si ferma al 10,4%, un valore inferiore alla media nazionale (17,4%), evidenziando come la struttura economica trentina, pur essendo solida, sia legata a cicli produttivi brevi che faticano a offrire stabilità di lungo periodo.

Come sottolineato dal presidente della Camera di Commercio, Andrea De Zordo, la sfida per il futuro non sarà solo "creare" lavoro, ma rendere il Trentino un territorio capace di attrarre e trattenere il capitale umano, unica vera leva strategica per la competitività del sistema. Fa.F.

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