Occupazione

Lavoro, in Trentino 6.200 occupati in più nel primo semestre 2025

L’incremento deriva dalla crescita dei dipendenti che ha compensato il calo degli autonomi. Crollo dei disoccupati, in flessione del 35,9%. Il terziario registra la migliore performance. I sindacati: nella manifattura in Trentino allarme posti di lavoro

TRENTO. Nel primo semestre 2025 le forze lavoro in Trentino sono cresciute dell'1,3% (+3.300), trainate soprattutto dalle donne, mentre gli inattivi sono rimasti sostanzialmente stabili (-0,1%), per l'andamento contrapposto di uomini, in crescita, e donne, in calo. Emerge dal 40/o rapporto sull'occupazione da Agenzia del lavoro della Provincia autonoma di Trento. Gli occupati - riferisce una nota della Provincia - sono saliti di 6.200 unità (+2,5%) portandosi a quota 252.500. Uomini e donne sono cresciuti in misura simile, confermando la stessa composizione percentuale di un anno prima, con il 54,2% di occupati di sesso maschile.

I disoccupati sono calati drasticamente (-35,9%), attestandosi a 5.200 soggetti. Quasi due terzi sono donne, anche perché la riduzione di persone in cerca di lavoro è stata più marcata sul versante maschile (-53,8%) che su quello femminile (-16,7%).

L'incremento dell'occupazione - prosegue la nota - è stato determinato dai lavoratori dipendenti (+3,3%), che hanno compensato il calo degli autonomi (-0,5%). Gli uomini guidano entrambe le dinamiche, con una forte crescita tra i dipendenti (+7,9%) e un notevole calo tra gli indipendenti (-13,2%).

Il terziario è stato il settore più dinamico, con una crescita di occupati del 3,3%, sostenuta principalmente dalle altre attività dei servizi (+4,6%), mentre i comparti legati al turismo hanno fatto segnare un apprezzamento modesto (+0,2%). La dinamica del settore è stata sostenuta più dalla crescita delle donne (+4,8%), che degli uomini (+1,3%). Il secondario ha mostrato una variazione del +0,8%, solo grazie alle costruzioni (+4,8%), mentre l'industria in senso stretto ha subito un calo dello 0,8%. In entrambi i comparti la crescita è stata solo maschile. L'agricoltura ha mantenuto, sostanzialmente, gli occupati del primo semestre 2024 (-0,1%) a causa di una contrazione delle donne (-5,9%) che ha annullato l'incremento sul versante maschile (+1,7%).

La distribuzione degli occupati complessivi vede avanzare moderatamente il terziario a discapito del secondario: terziario 177.400 (70,3%, +0,6 punti), secondario 64.700 (25,6%, -0,5 punti), agricoltura 10.300 (4,1%, -0,1 punti). Per quanto riguarda gli indicatori del mercato del lavoro, il tasso di attività è cresciuto nel primo trimestre, ma ha ceduto leggermente nel secondo, il tasso di occupazione è salito in entrambi i periodi e il tasso di disoccupazione è sceso sia nel primo che nel secondo quarto. "Certamente si stanno delineando alcune criticità, dovute anche a dinamiche internazionali, come nel settore manifatturiero. Il quadro generale resta comunque positivo, però dobbiamo prepararci ad interpretare le incertezze che ci riserva il futuro. In questo potrà esserci d'aiuto il piano industriale e le politiche economiche che stiamo preparando", ha commentato il vicepresidente e assessore al lavoro della Provincia, Achille Spinelli.

I sindacati: non va tutto bene

Se non è una vera e propria emorragia di posti di lavoro nel manifatturiero trentino poco di manca. Nei primi sei mesi dell'anno, infatti, l'industria ha perso 430 nuove attivazioni, con una diminuzione del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Parallelamente, altro segnale di preoccupazione, crescono in modo considerevole le ore di cassa integrazione che raggiungono nei primi sei mesi dell'anno 1.190.798 (+75,2%). In un quadro generalmente positivo del Mercato del lavoro locale con una crescita del 2,5% degli occupati, qual è quello delineato dal 40° Rapporto sull'occupazione, non mancano dunque i segnali di allarme.

Lo sostengono in una nota unitaria Cgil, Cisl e Uil del Trentino. "La tenuta dell'occupazione nel manifatturiero è a rischio come, purtroppo, era chiaro dalla tendenza che era già in atto nel 2024 e che trova conferma nell'analisi del Rapporto - dicono i tre segretari generali di Cgil Cisl Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher -. Perdere attivazioni nell'industria vuol dire ridurre l'occupazione di qualità, con buone retribuzioni, stabili e anche con una componente significativa di professionalità. I nostri appelli alla Giunta provinciale sono stati finalmente ascoltati ed è stato annunciato un Piano straordinario per l'Industria. Auspichiamo che oltre l'annuncio ci siano anche strategie e risorse concrete che vanno definite rapidamente".

A preoccupare non è solo l'industria, ma più in generale la qualità dell'occupazione che si è creata in Trentino. Il lavoro a termine è cresciuto rispetto all'anno precedente e resta comunque su livelli più elevati delle regioni limitrofe. In Trentino, infatti, è il 19% del totale, il 14,5% in Alto Adige, il 13,7% nel Nordest, il 14,7% nella media italiana. A pagare il prezzo più alto della precarietà lavorativa sono i giovani e le donne. E' a tempo determinato il 34,3% dei rapporti di lavoro nella classe di età compresa tra i 15 e i 34 anni.

"Il contrasto alla precarietà lavorativa, soprattutto tra i giovani, deve essere una priorità delle politiche attive. In particolare con misure di incentivo che premino chi offre un'occupazione stabile. Senza un posto di lavoro sicuro ogni arma contro la denatalità è spuntata". Un discorso che vale anche per l'occupazione femminile: tra le donne cresce in modo importante l'occupazione nell'ultimo anno, però resta comunque sotto la soglia delle regioni europee più simili al Trentino.

Le donne inoltre hanno troppo spesso occupazioni precarie, il 9,2% delle volte in più rispetto agli uomini. "Il Rapporto evidenzia che la partecipazione delle giovani donne al mercato del lavoro in Trentino è in linea con le migliori performance dei Paesi Europei. C'è dunque una potenzialità importante che va valorizzata con misure conciliative e di stabilizzazione lavorativa che aiutino le donne a restare sul mercato del lavoro, anche dopo aver creato una famiglia. Anche la contrattazione di secondo livello, puntando su conciliazione e flessibilità organizzativa, può essere uno strumento utile per andare in questa direzione".

E' proprio la contrattazione, però, un altro punto debole del mercato del lavoro locale, se è vero com'è vero, che 2.200 lavoratori in Trentino non hanno contratti firmati dai sindacati confederali. "Vuol dire che 550 aziende applicano accordi contrattuali al ribasso, che riducono retribuzioni e diritti. Questo per quanto ci riguarda è un dato inaccettabile, che va contrastato con determinazione agendo anche sulla leva delle misure pubbliche di sostegno alle imprese e sugli appalti pubblici. Per noi resta un punto fermo: i soldi pubblici non possono sostenere imprese che riducono salari e diritti. Su questo il Patto sui salari è chiaro", concludono i tre sindacalisti.

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