Congiuntura

Allarme industria: il fatturato è calato del 3,5% nel 2024

L’analisi della Cgil: nell’ultimo decennio, solo nell’anno del Covid il comparto aveva registrato un rallentamento così alto. Leggero calo dell’utile tra le 104 aziende campione, 15 sono quelle in perdita

di Leonardo Milanaccio

TRENTO. L'analisi, effettuata dalla Cgil del Trentino, dei dati di bilancio di società e gruppi industriali trentini non restituisce dati positivi e desta preoccupazione. Sono stati analizzati i bilanci 2024 relativi a 104 aziende trentine.

A fare chiarezza sui dati emersi è stato il curatore dello studio per la Cgil Franco Ischia che ha evidenziato in particolare l'andamento del fatturato, dell'utile, del margine operativo e degli indici di produttività e redditività delle aziende. Il quadro che emerge rischia di essere allarmante: il 2024 ha registrato un fatturato complessivo, nelle aziende campione, pari a 7,335 miliardi di euro con un calo del 3,5%. Nel 2023 il dato era di 7,6 miliardi di euro con un incremento dello 0,8%. Nel 2022 era in positivo del 17.8%.In generale 53 società, sulle 104 prese nello studio, hanno registrato una crescita dei ricavi, mentre per 51 si è registrato un calo o una situazione di stabilità.

Il bilancio complessivo presenta un utile di 338,1 milioni di euro pari al 4,6% del fatturato, le aziende in utile sono 89 quelle in perdita 15, ben cinque in più rispetto ai due anni precedenti. Gli indici di produttività rimangono significativamente positivi nonostante il calo del fatturato e anche il margine operativo (la differenza tra il valore della produzione e i costi) si mantiene stabile con 452,4 milioni di euro pari al 6,2% del fatturato (nel 2023 era del 6,3%).Buone notizie per quanto riguarda il patrimonio netto che è pari a 3,107 miliardi di euro ovvero il 42,3% del fatturato (nel 2023 era di 2,795 miliardi, pari al 37.6% del fatturato).Gli oneri finanziari continuano a non essere un problema con solo 5 aziende che pagano più del 4% del fatturato per questo tipo di costi. Infine, per quanto riguarda l'occupazione, nel 2024 si registra un aumento del 0.68% pari a 125 occupati in più.

A fare maggiore chiarezza sulla mole di numeri prodotta dal bilancio annuale è il segretario della Cgil del Trentino Andrea Grosselli: «Il dato più significativo è questo calo del fatturato, il più alto del ultimo decennio, secondo solo al -7% nell'anno del Covid. I segnali del 2025 non sono incoraggianti e sembrano continuare su questa linea. È urgente agire per scongiurare un ulteriore calo del comparto industriale, che ha effetti negativi sulla tenuta del sistema trentino, dalla crescita economica al finanziamento della spesa pubblica e dunque del welfare per i cittadini». A dimostrare l'importanza del settore industriale, anche se rappresenta solo una parte dei lavoratori trentini, sono i numeri.

«L'industria garantisce retribuzioni più elevate rispetto al turismo e al commercio - prosegue Grosselli - Tra il 2019 e il 2024 secondo l'Istat, l'andamento medio a livello nazionale delle retribuzioni orarie contrattuali di un operaio, nel settore manifatturiero, è passato da 97,8 a 109,5. Se si osserva il settore turistico lo stesso indice è passato dal 99,9 al 102,3. Numeri che trovano conferma nelle retribuzioni reali: osservando i dati Inps, in Trentino, emerge che nel 2023 gli operai hanno avuto una retribuzione media annua di 27.006 euro, contro gli 11.386 euro dei servizi di alloggio. Allo stesso tempo, in un panorama che colloca il Trentino al di sotto della media nazionale per gli investimenti privati (41,5% contro 56,5%), l'85% degli investimenti in ricerca e sviluppo del settore privato è a carico delle industrie. In buona sostanza il settore industriale dà un contributo determinante alla creazione della ricchezza provinciale e in un contesto di crescita asfittica del Pil provinciale un'industria che arretra comporta un inevitabile impoverimento di tutto il sistema».

Grosselli conclude con una riflessione: «Dopo anni di attenzione quasi esclusiva sul turismo, la Giunta provinciale ha preso atto della necessità di sostenere la crescita industriale e cambiare rotta. Con Cisl e Uil siamo favorevoli al piano straordinario annunciato per l'industria, anche sé ad oggi è solo un foglio bianco su cui vanno scritti interventi e misure che noi ci auspichiamo siano poi condivisi. Serve urgentemente passare dagli annunci ai fatti se non vogliamo che il Trentino si fermi».

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