Dati interessanti sul mercato del lavoro ricavati dal nuovo convegno: in aumento i lavoratori stranieri
E’ emerso dalla indagine di ieri, 29 ottobre, voluta dall’Agenzia del lavoro di Trento, un fatto interessante: in Trentino cresce la manodopera straniera perchè il lavoro autoctono sembra essere meno qualificato e di livello riguardo alle competenze e alla professionalità
TRENTO. Il lavoro in Trentino è sempre più straniero ma spesso, a discapito delle competenze e delle speranze dei soggetti in ingresso, poco qualificato e soggetto a mobilità. Questo lo scenario che è uscito ieri dal convegno «Lavoratori stranieri e mercato del lavoro: sfide, strategie e prospettive future» promosso dall’Agenzia del Lavoro di Trento in collaborazione con la Trentino School of Management. Scopo del panel quello di indagare il mutamento del mercato del lavoro trentino (e più in generale italiano) per comprendere il fabbisogno di competenze e professionalità non reperibili sul territorio e le procedure che regolano l’ingresso dei lavoratori stranieri. Nel 2024 il numero dei lavoratori stranieri rappresenta ben il 32,1% dei nuovi lavoratori. L'incidenza complessiva di questi sale quindi dal 16,5% al 16,8% dell’occupazione totale.
A trainare la crescita degli stranieri, soprattutto gli extracomunitari che vedono un aumento, solo lo scorso anno, del 7,1%. Complessivamente gli extracomunitari contano quindi un passaggio dall’11,6% al 12%, mentre i comunitari scendono, leggermente, dal 4,9% al 4,8%. Relativamente alla mansione svolta dai nuovi stranieri in Trentino il 63,3% degli assunti lo scorso anno era impiegato in agricoltura, il 24,6% nel terziario e il 33,1% nell'industria. La vera differenza tra lavoro italiano e straniero emerge quindi (non sempre in accordo con le competenze già possedute dagli emigrati) nelle tipologie professionali. Tra gli stranieri infatti, oltre 6 su 10 svolgono lavori cosiddetti low skill (poco qualificati, scarsamente qualificati o non qualificati) e tra gli extracomunitari le mansioni di basso profilo rappresentano lo sbocco del 65,4%, mentre quelle più specialistiche si fermano al 4,3%.
Questo dato, come spiegato da Maurizio Ambrosini, professore del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano, si spiega attraverso il fenomeno dell’integrazione subalterna in cui gli importatori, riluttanti di manodopera, accolgono gli stranieri ma senza metterli nelle condizioni di garantirgli una mobilità sociale. Molti immigrati si illudono di crescere professionalmente sul territorio, trovandosi invece relegati tra i “colletti blu”. Questo fenomeno è ancora più evidente per le donne. Il 2024 ha visto crescere soprattutto gli occupati con più di 54 anni. La crescita straniera ha rafforzato però tutte le classi d'età e, dato significativo, anche nella coorte over 54 (+9,9%). Come confermato infatti da Corrado Polli, ricercatore Inapp, ogni 100 lavoratori under 39 ci sono 130 lavoratori over 40 con un’età media degli occupati che cresce più velocemente di quella della popolazione. Tra i giovani occupati la crescita è trainata anche in Trentino dagli extracomunitari. La tendenza complessiva, sia per gli italiani come per gli stranieri, è di un aumento dei contratti a termine.
Nello specifico per gli italiani crescono del 6,6% e per gli stranieri del 5,8%. La durata del contratto degli extracomunitari nel 2023 vedeva per la maggiore una fascia tra 32 e 123 giorni (38,1%) a indicare un’alta incidenza di occupazione stagionale. Rispetto agli orari il part-time cresce più solidamente tra gli stranieri (+3,8%) che tra gli italiani (+2,2%). Tra gli stranieri c’è un maggiore incremento per gli extracomunitari (+4,3%) rispetto ai comunitari (+2,1%). Un dato interessante è anche la condizione ad un anno dal primo contratto di lavoro. Prendendo in esame infatti sempre l’annata 2023 ben il 7,4% ha trovato occupazione in altra regione e, addirittura il 38,7%, è uscito dal parametro di osservazione, indice di ritorno al proprio paese, disoccupazione o lavoro in nero.