Fusioni dei caseifici: da 14 a 4 in un anno. Ma i territori frenano
Il piano messo a punto dal commissario del Concast Franco Paoli non convince tutti ed è ritenuto impraticabile nei tempi suggeriti. I soci vogliono contare
TRENTO. Passare da 14 a 4 caseifici in un anno? Difficile se non impossibile. La tempistica sembra più o meno irrealizzabile e quanto all'entità delle fusioni, i territori frenano. I rumors nel settore, dicono anzi che c'è maretta nelle stalle, dopo la presentazione al Cda di Concast della relazione di Franco Paoli, commissario affiancatore del consorzio di secondo livello. Chiamati in causa, tuttavia, i presidenti dei caseifici scelgono toni pacati. Ma mettono le mani avanti: le fusioni - questo è il nocciolo - le decideranno i territori, e quindi i soci.
Non così velocemente, e probabilmente non con questi numeri.Che il settore abbia bisogno di una riorganizzazione è noto: in calo costante le aziende, in conseguente calo la produzione di latte, serve una soluzione per garantire la remunerazione ai soci. Secondo il commissario, la soluzione passa dalla riduzione dei costi, attraverso economie di scala: il peso del costo del personale, per dare una misura, varierebbe, a seconda dei caseifici, da 6 centesimi a 36 centesimi al litro. Lì c'è la soluzione, secondo Paoli. Ma anche chi apre al ragionamento, si tiene lontano dalle previsioni di numeri. «Non entro nel merito delle cifre, ma credo serva darci un modello organizzativo più moderno anche all'interno del mondo dei caseifici - osserva il direttore del caseificio Alta Val di Sole Presanella Vito Pedergnana - Per far fronte ai tanti nuovi adempimenti igienico sanitari e alle norme sulla sicurezza alimentare, servono sinergie comuni, su questo sono d'accordo.
Certo bisognerà discutere sul come. Certamente un anno mi sembra un obiettivo piuttosto ambizioso». Dal canto loro, in val di Sole non lavorano a nuove fusioni. C'è in ballo quella con Rumo, si concentrano su quel fronte: «Le due assemblee si sono già espresse, hanno deliberato la fusione, siamo in fase avanzata, al più presto diventerà operativa, ora concludiamo quello, e mettiamo in atto le strategie per meglio tutelare i nostri allevatori. Non pensiamo ad altro». Se la fusione con Rumo è cosa fatta, è cosa tutta da fare invece quella che a breve potrebbe coinvolgere il caseificio di Sabbionara, che ha iniziato un dialogo con Castelfondo: «Ci sono stati degli abboccamenti - conferma il presidente Renzo Creazzi - vedremo cosa accadrà». Quel che di sicuro non accadrà, fanno capire da quelle parti, è una fusione con Latte Trento: il passaggio di alcuni grandi soci - ma per la metà del latte conferito - li ha messi in difficoltà, impensabile una collaborazione.Quanto allo studio Paoli, Creazzi frena: «L'analisi generale deve coincidere con quella che fanno le diverse realtà, i singoli caseifici sanno come sono messi. Con il calo generale della produzione serve qualche accorpamento, ma è tutto da vedere, cosa si mette in campo».
«Paoli insiste che i caseifici hanno troppe spese, che così non possono andare avanti, ma al momento il nostro caseificio sta bene, latte ne ha abbastanza. Paoli dice che si può passare da 80 a 90 centesimi al litro per i soci, ma bisogna vedere se è vero - osserva il presidente Saverio Trettel (val di Fiemme Cavalese) - Al momento ho parlato con i consiglieri, cci sono delle perplessità. Poi non è escluso che ci si possa sedere ad un tavolo con qualcuno, ma ecco, diciamo che non ho chiamato Predazzo per fissare un incontro». E nemmeno da Predazzo partirà la telefonata par di capire, sentendo il presidente Virginio Gabrielli: «Secondo me i tempi indicati nella relazione non sono fattibili, un anno, per una fusione, è praticamente domani mattina. Sulle fusioni si potrà discutere, per carità, ma saranno i soci a dover decidere. Alcuni caseifici potranno avere una convenienza, altri no. È una cosa da valutare caso per caso. Comunque è il singolo caseificio che può decidere, non altri». Perché in ballo ci sono i numeri, c'è la remunerazione ai soci, ma c'è anche la volontà di poter decidere le strategie sulle produzioni tipiche e, in ultima analisi, l'orgoglio di contribuire allo sviluppo del proprio territorio.
Lo evidenzia con chiarezza il presidente del caseificio del Primiero Cesare Scalet: «Non dico quante chiamate ho ricevuto, i soci sono preoccupati, temono che si perderebbe la nostra tradizione». Il presidente spiega che serve procedere un passo alla volta: «Sicuramente qualche fusione andrà fatta, in un'ottica di risparmio, ma fare così tante in un anno mi sembra impossibile. Anche perché va tenuto presente che è vero che un'azienda più è grossa e più risparmia, ma certe realtà distanti dagli altri, per esempio, fanno fatica a trovare una realtà con i medesimi obiettivi, o i caseifici piccoli, ma che hanno un prodotto eccellente, magari chiudono senza difficoltà il bilancio, e comunque in certe realtà si rischierebbe di perdere caratteristiche tipiche».
Anche loro, in prospettiva, avranno difficoltà di produzione, e Scalet lo sa, perché il ricambio generazionale è difficile. «Sì, ma non siamo casse rurali, ci sono tradizioni, gestione del territorio. Il piano presentato da Paoli, nessuno lo ha bocciato o approvato, ma tra il dire e il fare, ce ne passa».