Agricoltura

Nei campi trentini arrivano i lavoratori cinesi

La raccolta di mele, uva e piccoli frutti soffre la riduzione dei braccianti est-europei, ancora maggioranza ma in calo. In aumento gli extracomunitari, in particolare da Albania, India e Marocco, e tornano studenti e pensionati italiani. Coldiretti chiede nuovi strumenti per affrontare la carenza di manodopera e segnala le difficoltà del settore vino tra consumi in calo e dazi internazionali

di Fabrizio Franchi

TRENTO. La novità sono i cinesi. Nella cronica carenza di lavoratori stagionali, un aiuto prezioso, ancorché minoritario, nella raccolta dei prodotti agricoli: in particolare piccoli frutti, mele e uva.

Stanno calando invece i lavoratori dell'Est Europa. Anni fa rumeni, polacchi e slovacchi arrivavano con le famiglie. Ora, sia per un rafforzamento delle loro economie, sia per l'instabilità del lavoro stagionale, queste sono fortemente in calo, pur rimanendo ancora la maggioranza.

Dei circa 25 mila lavoratori agricoli impegnati nei campi trentini, nei meleti, nelle vigne, due terzi sono dell'Est Europa. Gli altri, oltre agli italiani, sono extracomunitari. Si tratta di circa 1.500 persone. Le principali nazionalità extra Ue sono l'Albania (30% del totale), l'India (17%), il Marocco (14%).

Ancora tanti gli italiani, con il ritorno degli studenti universitari, ancora in numeri non massicci, ma comunque il segnale che si è invertita una tendenza. E soprattutto arrivano i pensionati, alla ricerca di integrazioni della pensione mensile. Ma sono presenze importanti, perché spesso si tratta di lavoratori che sanno come comportarsi tra i filari e trasmettono esperienze preziose ai più giovani.

Il presidente regionale di Coldiretti, Gianluca Barbacovi, ammette che la presenza di lavoratori cinesi fa notizia, non si tratta di numeri preponderanti, ma di poche decine. Pochi, ma confermati anche da Bortolini, direttore di Sant'Orsola, in particolare nella zona di Pergine.

Ma il problema della carenza c'è. Questa riduzione dei lavoratori dell'Est preoccupa. «Bisognerà pensare - dice Barbacovi - a nuovi modi di lavoro e a collaborazioni con altre aziende. L'Africa sta prendendo piede e qualcosa arriva da Pakistan e India. Abbiamo bisogno di strumenti seri, come i voucher, con una semplificazione».

Barbacovi punta il dito contro il "click day", con le quote d'ingresso a febbraio "bruciate" in pochi minuti. Per Barbacovi è arrivato il momento di «superare una volta per tutte un meccanismo che non risponde né alle esigenze del mondo produttivo né alle legittime attese di chi cerca un impiego in agricoltura».

Il problema in Trentino si è sentito meno perché «il nostro territorio, avendo più attività diversificate durante l'anno, presenta le domande in periodo diversi. Negli anni scorsi ci siamo differenziati dal resto d'Italia per aver rispettato le richieste con effettive assunzioni, siamo stati una delle poche regioni che ha ottemperato al protocollo firmato tra associazioni di categoria e ministero per la sicurezza e tracciabilità tra intermediazione e sottoscrizione di un contratto regolare di lavoro. Le quote che chiediamo sono reali e vengono correttamente utilizzate. In altre parti di Italia purtroppo si sono presentati casi di una forza lavoro "sommersa" con datori di lavoro inesistenti e lavoratori vittime di "caporali"».

Ma oltre alla questione manodopera preoccupa anche la riduzione dei consumi di vino e la presenza di agenti patogeni. «C'è un problema fitosanitario, servono nuove armi. La scienza ci darà una mano: il futuro è nella genetica, ma anche noi dovremo cambiare».

E i raccolti? La vendemmia è appena iniziata. In questo momento c'è la fase dei vini bianchi: «Si spera che non arrivi altra pioggia - spiega ancora il presidente di Coldiretti - e che ci sia una buone escursione termica notturna. Complessivamente il vino sta affrontando un brutto periodo, soprattutto per quanto riguarda i vini rossi, mentre le bollicine stanno tenendo e anche i bianchi sono stabili. Quello che mi da più da pensare - dice Barbacovi - sono i dazi di Trump. Speravamo di riuscire a rendere il vino esente dai dazi. Non ce l'abbiamo fatta, speriamo nelle prossime settimane nella diplomazia europea».

Bene invece la raccolta delle mele. Alcune varietà come le Gala sono già state raccolte. «Sta andando molto bene - dice Barbacovi - la qualità è buona».

Intanto si va avanti fino a novembre, quando si concluderà con le pinklady. Le stime parlano di un 5 per cento in più per il Trentino, mentre per l'Italia un meno 11 per cento. «L'instabilità politica e economica - conclude - ci dà qualche problema, ma per ora la produzione e il consumo di frutta ci fanno ben sperare».

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