Pressione fiscale, lo studio della Cgia: "Anche in Trentino il 96% delle tasse è nascosto”
Una famiglia tipo con due lavoratori dipendenti e un figlio a carico subisce prelievi automatici per 12.504 euro attraverso ritenute Irpef e contributi previdenziali, mentre altri 7.087 euro spariscono nei consumi quotidiani tramite Iva, accise su carburanti ed energia, canone Rai e tasse automobilistiche
TRENTO. La provincia di Trento non sfugge al paradosso fiscale italiano: nonostante l'autonomia tributaria, anche qui le famiglie versano allo Stato oltre 20mila euro l'anno attraverso meccanismi largamente invisibili. Lo conferma l'ultima ricerca della Cgia di Mestre, che svela come oltre il 96% del prelievo fiscale avvenga senza che i contribuenti se ne rendano conto.
Con 443.328 contribuenti Irpef registrati nel 2023, Trento si posiziona al 27° posto nella graduatoria nazionale, preceduta di poco da Bolzano (26° con 447.058 contribuenti) e seguita da Como (28° con 439.014). Un dato che testimonia la vitalità economica del territorio trentino, dove lavorano 267.038 dipendenti, vivono 144.119 pensionati e operano 16.033 lavoratori autonomi.
Il meccanismo delle tasse "nascoste" funziona perfettamente anche in Trentino. Una famiglia tipo trentina con due lavoratori dipendenti e un figlio a carico subisce prelievi automatici per 12.504 euro attraverso ritenute Irpef e contributi previdenziali, mentre altri 7.087 euro spariscono nei consumi quotidiani tramite Iva, accise su carburanti ed energia, canone Rai e tasse automobilistiche. Solo 640 euro vengono pagati direttamente, principalmente per bollo auto e tassa sui rifiuti.
Il confronto con le province vicine del Triveneto evidenzia le dimensioni del fenomeno: Verona conta 721.821 contribuenti, Padova 711.543, Treviso 674.300, Vicenza 659.252 e Venezia 653.537. Numeri che collocano Trento in una posizione intermedia ma significativa nel panorama del Nord-Est.
L'aspetto più preoccupante riguarda le possibilità di evasione. Poiché l'Irpef rappresenta solo il 30% delle entrate fiscali totali, il restante 70% offre margini di manovra a tutti i contribuenti, compresi quelli trentini. Le imposte sui consumi, infatti, possono essere aggirate da chiunque, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto.
A livello europeo, il Trentino condivide con il resto d'Italia il peso di una pressione fiscale tra le più elevate del continente. Con il 42,6% del Pil destinato alle casse pubbliche, l'Italia supera la media europea del 40,4% e si colloca al sesto posto dopo Francia, Danimarca, Belgio, Austria e Lussemburgo.