Musica

La violoncellista cubana Ana Carla Maza a Sagron Mis nel Primiero per i Suoni delle Dolomiti

L’artista infatti, originaria dell’Avana, è una violoncellista formatasi a Parigi, oltre che una cantante e compositrice

di Fabio De Santi

TRENTO. Domenica 21 settembre alle 12 per i Suoni delle Dolomiti la violoncellista cubana Ana Carla Maza nell’ambito del Caribe World Tour, mescolerà il jazz latino con influenze pop e rock nel concerto a Sagron Mis nel Primiero, ai piedi delle Pale di San Martino e del Cimonega - Vette Feltrine.

L’artista infatti, originaria dell’Avana, è una violoncellista formatasi a Parigi, oltre che una cantante e compositrice. La sua musica fonde la tradizione caraibica, il latin-jazz e il pop con i virtuosismi derivanti da una formazione classica, che le permette di eseguire, se lo desidera, Brahms o Šostakovič, tanto quanto i brani del suo album più recente, Caribe. Un lavoro sfaccettato, generoso, ricco di atmosfere, profumi, umori, a volte gioiosi, altre volte nostalgici, che sta portando nei palcoscenici di tutto il mondo, raccogliendo uno grande consenso.

Ana Carla Maza, che effetto le fa esibirsi in un contesto cosi particolare come quello fra le vette delle Dolomiti?

“È un’emozione immensa. La natura ha una forza speciale e in un luogo come le Dolomiti si crea una magia unica. Lì tutto si percepisce in modo diverso: il silenzio, i suoni della natura, lagrandezza del paesaggio. Per me sarà come tornare all’essenza della musica, ai ritmi più puri della vita”.

In quale modo porterà il suo Caribe World Tour in questa dimensione?

“Il progetto Caribe è nato per viaggiare, per connettere culture ed emozioni. Nelle Dolomiti risuonerà in modo diverso, più intimo e spirituale, perché la natura è un palcoscenico che amplifica le emozioni. Porterò con me l’energia dei Caraibi, i suoi colori e la sua gioia, per fonderli con la forza della montagna”-

La sua musica mescola il jazz latino con influenze pop e rock: come nasce questa sua formula sonora?

“Sono cresciuta a Cuba circondata da rumba, son, salsa, musica afrocubana. A casa si ascoltava molto jazz e, più tardi, a Parigi ho studiato musica classica. Allo stesso tempo mi ha sempre attratto l’energia del pop e del rock. Tutto questo vive naturalmente in me, e la mia musica non è altro che il riflesso di queste radici mescolate a ciò che amo”.

Quali sono le radici della sua passione per la musica e per il violoncello che lei ha studiato a Parigi?

“La mia passione per la musica viene dalla mia famiglia: fin da bambina ho avuto strumenti e canzoni intorno a me. Ho scelto il violoncello perché ho sentito che il suo suono vibrava con la mia anima. A Parigi ho scoperto la disciplina, il rigore e l’eccellenza tecnica, che mi hanno aiutato a perfezionarlo e a dargli la mia voce”.

E c’è anche una formazione classica in lei quindi?

“Sì, assolutamente. La formazione classica mi ha dato il virtuosismo, la cura del dettaglio e lacapacità di ascoltare. Tutto ciò che ho imparato in quell’universo è presente nella mia musica, anche se oggi dialoga con il jazz e con i ritmi latini”

Quanto c’è nella sua anima di musicista della sua terra, Cuba?

“Cuba è la mia radice. Lì ho imparato che la musica è vita, che è nelle strade, nelle feste, nellefamiglie. Quell’energia e quella gioia fanno parte di me e sono sempre presenti nelle mie composizioni, anche quando viaggio e vivo in altri luoghi”.

Il suo ultimo disco si intitola “Caribe”: cosa raccoglie?

“Caribe è un viaggio nella diversità della musica latina: dalla forza del son e della rumba cubana al tango argentino, alla samba brasiliana e ai ritmi caraibici. È un omaggio alle mie radici e, allo stesso tempo, un ponte verso nuove influenze e culture”.

Parlando del progetto “Caribe”: ha scelto di autoprodurlo con la tua etichetta (Acm), ha curato arrangiamenti, partiture per sestetto.

“Sì, l’ho prodotto con la mia etichetta e agenzia, ACM Global Music, che è nata come un progetto i indipendenza e libertà, di struttura e di creazione. Oggi rappresentiamo anche altri artisti, e questo mi riempie di orgoglio. Non è stato facile produrre questo disco: solo il 2% dei produttori nell’industria musicale sono donne. Credo che esistano ancora molti stereotipi sulla donna che dobbiamo trasformare, evolvendo nei ruoli e dando più visibilità alle donne intellettuali, creative,capaci di produrre, comporre e guidare. Per me Caribe è anche un’affermazione di questa libertà artistica e di questo cammino verso l’uguaglianza”.

Quali sono le tue collaborazioni che le hanno lasciato qualcosa di significativo, sia artisticamente che personalmente?

“Ho avuto la fortuna di collaborare con musicisti straordinari provenienti da culture diverse. Ogniincontro mi ha lasciato un insegnamento, sia artistico che umano. Ciò che conta di più è l’energiache si condivide sul palco e l’amicizia che spesso nasce da quella connessione”.

In un mondo sempre più attraversato da guerre e conflitti ci sono riflessioni personali, sociali, culturali che senti urgenti?

“Credo che l’arte e la musica abbiano un ruolo fondamentale: ricordarci ciò che conta davvero. La cultura ci insegna valori come il rispetto, l’empatia, l’amore e la gioia. In tempi di conflitto, abbiamo più che mai bisogno di spazi di unione e di bellezza, dove possiamo riconoscerci come esseri umani prima che come nemici”.

Stai lavorando a un nuovo album e puoi darcene un’anticipazione?

“Sì, sto lavorando a un nuovo disco che uscirà a febbraio 2026. È un progetto molto speciale, in cui continuo a esplorare le mie radici ma apro anche nuove porte verso altri suoni. A marzo eaprile presenterò questo lavoro in Italia, e il 28 marzo sarò all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Sarà l’inizio di una nuova avventura che mi riempie di entusiasmo”.

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