Spettacoli / L'intervista

Le donne indomite del blues, Elisa De Munari presenta il suo libro in musica a Rovereto

L'appuntamento oggi, giovedì 3 febbraio, in un incontro condotto da Marco Deromedis. L'artista vicentina: “Suono da tempo molti dei brani di cui parlo nel libro e analizzandoli mi sono resa conto che i contenuti erano pazzeschi perchè i testi parlano di tematiche attuali dal punto di vista femminile”

di Fabio De Santi

ROVERETO. Un viaggio nel mondo del blues al femminile del secolo scorso alla scoperta di donne afroamericane a cui nessuno poteva dire come vestirsi, come comportarsi e cosa dovessero sentire.

È quello proposto da Elisa De Munari nel suo libro “Countin' the blues. Donne indomite” pubblicato da Arcana che sarà presentato oggi, giovedì 3 febbraio, a Rovereto, alle 18, nello spazio di Palazzo Alberti Poja, Sala Belli, in un evento letterario e musicale introdotto da Marco Deromedis.

Di questa epopea musicale ci racconta qui Elisa De Munari conosciuta nel mondo del rock italiano con il nome d'arte di Elli de Mon.

In questa occasione Elli de Mon presenterà anche alcuni pezzi unplugged tratti dal cd che ha fatto seguito al libro con il medesimo titolo "Countin' The Blues".

Elisa De Munari: perchéun libro sulle donne nel blues?

“Suono da tempo molti dei brani di cui parlo nel libro e analizzandoli mi sono resa conto che i contenuti erano pazzeschi perchè i testi parlano di tematiche attuali dal punto di vista femminile”.
Quali?
“Nelle canzoni si trattano i temi del lavoro, dell' abuso sessuale dal punto di vista afro-americano, della libertà senza dimenticare la questione razziale. Facendo una ricerca mi sono accorta che non c’erano libri in italiano che ne parlassero, gli unici testi, comunque pochi, sono americani e spesso sono molto accedemici, rivolti a lettori di nicchia. Quindi ho deciso di fare qualcosa più pop, non rivolto   solo a musicisti ma a tutti, soprattutto agli uomini per leggere temi relativi all’universo femminile, coivolgendo anche alcune musiciste italiane per vedere la loro reazione davanti  a temi trattati un secolo fa”.
Cosa l'ha stupita maggiormente in questa ricerca?
“Il coraggio che per loro era un modo di vivere normale, ma visto dall'esterno per me è assolutamente coraggioso. Alcune sono finite in prigione per aver portato avanti la loro arte. Mi ha colpito come sono riuscite a rivoluzionare dal basso il modo di vivere, il tipo di sensibilità che avevano, forse inconsapevole, verso la loro  comunità: sono state le prime a dire che i diritti delle donne erano quelli degli ultimi e che finché l'ultimo non avrà gli stessi diritti di chi sta in alto non si potrà parlare di una società libera. Hanno portato avanti non solo i diritti delle donne ma anche quelli delle marginalità come quelli delle persone di coloro o, parlando in termini moderni, una persona disabile, un extracomunitario. Un messaggio forte che resta anche oggi”.
In quale modo queste musiciste si interfacciavano con l'altra metà del cielo, con i bluesman?
“Beh la vita e la musica le univano agli uomini. Vorrei citare Memphis Minnie, la cui immagine è sulla copertina del libro, che faceva gare di chitarra con gli uomini e spesso vinceva quei contest. Ha perso due mariti, evidentemente peramalosi, così!”.
Donne indomite appunto: qualche esempio?
“Su tutte Geeshie Wiley: di lei si sa pochissimo, ci sono pervenuti solo sei pezzi ma per me resta davvero fondamentale anche se il suo blues era molto diverso da quello che andava ai tempi”.
Quante registrazioni si trovano di quelle radici blues? “Una cosa bella della tecnologia moderna è che si trova tutto o quasi su internet. Alcune cose le ho avute grazie alle ricerche nei mercatini, anche all'estero, con diversi  78 giri”.
Si sente parte di una scena blues e come vede quella italiana?
“Vengo sempre inserita all'interno del filone blues ma non mi sento molto blues, anche se amo quella musica, perché sono bianca, e le storie di queste donne raccontano qualcosa di diverso, e poi perchè ho suonato sempre rock. Credo che l'ambiente blues italiano sia molto settoriale, scolastico e  da tempo non riesca ad uscire da quei confini, mentre all'estero questo genere è un contenitore gigante dove puoi trovare gruppi che hanno altre influenze, capaci di mescolare i generi portando il blues anche ai giovani”.

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