Tentato sequestro di persona e tentata estorsione, il 23enne rimane in cella: “Non volevo rapire mia moglie”
A dare l'allarme erano stati i suoceri, che ai carabinieri di Cavalese avevano spiegato che la figlia era stata portata via dal 23enne. L'auto su cui viaggiava la coppia era stata intercettata grazie alla geolocalizzazione che la ragazza aveva attivato sul proprio cellulare. Sul mezzo era stata trovata una piccola accetta, subito sequestrata
TRENTO. Il 23enne arrestato per il rapimento della moglie ha voluto raccontare la sua versione dei fatti. Ieri mattina, 4 maggio, davanti al giudice per le indagini preliminari Gianmarco Giua, ha spiegato che non era assolutamente sua intenzione portare via la moglie. Ha respinto con decisione le accuse a lui mosse, ossia tentato sequestro di persona e tentata estorsione con richiesta di soldi ai genitori di lei. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il giovane avrebbe chiesto 15mila euro per riportare la giovane sposa a casa e 5mila euro per la restituzione dell'auto sulla quale la coppia si era allontanata.
L'indagato, assistito dall'avvocato Matteo Fasolato, ha risposto punto per punto alle accuse raccontando la "sua" verità". Riguardo alla richiesta di 15mila euro, ha spiegato che tale importo - riferito dai suoceri ai carabinieri - è una sorta di "accordo pre matrimoniale" stipulato nel Paese d'origine: è la somma che il coniuge che decide di separarsi deve versare all'altro. Una sorta di risarcimento. Nega però di avere fatto esplicita richiesta. Ci sono poi i 5mila euro che avrebbe preteso per la restituzione dell'auto: in questo caso, il giovane non ha negato di aver chiesto l'importo, ma ha spiegato che la macchina era sì intestata al suocero, ma di fatto era in uso alla moglie. Ha poi parlato del rapporto difficile che ha con i genitori della moglie.
«La decisione di non rimanere in silenzio dimostra l'atteggiamento collaborativo dell'indagato» spiega l'avvocato Fasolato, che ha chiesto la misura meno afflittiva dell'allontanamento dalla casa familiare. Ma iI 23enne per ora rimane in cella: il gip ha convalidato l'arresto, disposto la custodia cautelare nel carcere di Spini di Gardolo e il sequestro del cellulare. Il difensore si riserva di leggere le motivazioni del giudice per poi valutare il ricorso al tribunale del riesame.
L'arresto risale alla notte fra il 30 aprile ed il primo maggio, quando l'auto con a bordo il 23enne e la moglie, che ha qualche anno in meno, era stata intercettata a Bedollo. La coppia era partita dalla val di Fiemme, dove vive, e si era diretta in Valsugana, a Levico, per poi passare sull'altopiano di Piné.
A dare l'allarme erano stati i suoceri, che ai carabinieri di Cavalese avevano spiegato che la figlia era stata portata via dal 23enne. «Da quanto emerso la ragazza aveva rappresentato al marito la volontà di interrompere la relazione - spiegano i carabinieri - anche perché i suoi familiari non vedevano di buon occhio la loro complicata relazione».
L'auto su cui viaggiava la coppia era stata intercettata grazie alla geolocalizzazione che la ragazza aveva attivato sul proprio cellulare. Sul mezzo era stata trovata una piccola accetta, subito sequestrata. Ma. Vi.