Tecnologia

Agricoltura 5.0, in Trentino Alto Adige già una azienda su cinque è digitale

La spinta verso l’innovazione è legata anche all’aumento dei costi delle materie prime. Il prezzo dell’urea è salito fino a 865 euro a tonnellata (+48%), mentre il gasolio ha quasi raddoppiato il costo, passando da 0,85 a 1,61 euro al litro. Un quadro che mette sotto pressione semine e trapianti primaverili, rendendo sempre più strategico contenere gli input produttivi

TRENTO. Nel Trentino Alto Adige accelera la trasformazione tecnologica in agricoltura. Secondo il primo censimento europeo sulla maturità digitale realizzato da Coldiretti Next, il 20% delle imprese ortofrutticole ha già adottato soluzioni di agricoltura 5.0 per ridurre consumi e costi. L’innovazione si concentra su sistemi che ottimizzano l’uso di acqua, energia e carburanti, con benefici sia economici sia ambientali.

Il presidente di Coldiretti regionale, Gianluca Barbacovi, evidenzia come molte aziende abbiano sfruttato i fondi 2024-2025 per installare irrigazione a basso consumo e sensori avanzati. Tecnologie che permettono di ridurre fino al 30% lo spreco idrico e di rientrare nei parametri del piano Transizione 5.0. A livello nazionale, gli investimenti si concentrano soprattutto su efficienza energetica e gestione dell’acqua (26%), seguiti dalla riduzione di fertilizzanti e agrofarmaci (25%).

La spinta verso l’innovazione è legata anche all’aumento dei costi delle materie prime. Il prezzo dell’urea è salito fino a 865 euro a tonnellata (+48%), mentre il gasolio ha quasi raddoppiato il costo, passando da 0,85 a 1,61 euro al litro. Un quadro che mette sotto pressione semine e trapianti primaverili, rendendo sempre più strategico contenere gli input produttivi.

Parallelamente cresce l’interesse per le nuove tecniche genomiche e per i contratti di filiera, strumenti che garantiscono maggiore stabilità economica e tracciabilità. Sul fronte commerciale, l’export ortofrutticolo italiano ha raggiunto nel 2025 il record di 13 miliardi di euro, trainato soprattutto dalla frutta fresca (+16%). Un risultato che conferma la centralità del settore, nonostante le tensioni internazionali e l’aumento dei costi.

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