Welfare

Assegno unico, Pd critico: le soglie rigide penalizzano chi ha più bisogno

I consiglieri provinciali Zanella e Parolari: la quantità di risorse messe a disposizione complessivamente per povertà, figli e casa ci paiono insufficienti e sono del 41% inferiori a Bolzano

TRENTO. Il gruppo consiliare del Pd ha espresso voto contrario al nuovo regolamento sulla quota A dell'Assegno Unico Provinciale, sollevando critiche su tre fronti: i meccanismi di attivazione lavorativa, l'adeguamento delle soglie Icef e la dotazione complessiva di risorse per le politiche sociali. Come spiegano i consiglieri Paolo Zanella e Francesca Parolari in una nota, il problema di fondo è strutturale: nonostante il Trentino si avvicini alla piena occupazione, i salari restano bassi e il rischio di povertà rimane stabile, a causa di un mercato del lavoro dominato da impieghi poveri e stagionali, che colpisce in modo sproporzionato le lavoratrici meno qualificate, specialmente quelle straniere.

Il nodo delle soglie rigide

Il Pd non contesta il principio di vincolare il sussidio all'attivazione lavorativa di chi è effettivamente in grado di lavorare. Ciò che i dem rifiutano è la logica delle soglie rigide — reddituali e temporali — che fanno scattare la riduzione o la perdita della quota A per l'intero nucleo familiare, anziché valutare l'impegno del percettore rispetto al patto di servizio sottoscritto con i centri per l'impiego. Una soluzione, sostengono, che colpirebbe più duramente le donne, cui andrebbe invece garantita un'attivazione progressiva. Significativi i dati presentati in sede di discussione: il 65% dei percettori della quota A è in affitto, il 54% ha figli minori e quindi riceve già la quota B1 e C. «Non si possono guardare le misure a compartimenti stagni», sottolineano i consiglieri.

L'indicizzazione che non convince

Ulteriore motivo di voto contrario è l'adeguamento della soglia ICEF di accesso, portata dallo 0,16 allo 0,165. Secondo Zanella e Parolari si tratta di un'indicizzazione parziale: si riferisce solo all'ultimo triennio e ignora il periodo 2020–2022, quando l'inflazione cumulata ha superato l'11% sul costo della vita. «L'inflazione si cumula, mica scompare», rimarcano.

Risorse insufficienti e centri per l'impiego senza rinforzi

Sul versante delle risorse, il PD denuncia uno stanziamento complessivo per povertà, figli e casa inferiore del 41% rispetto alla Provincia di Bolzano. Infine, il gruppo segnala l'assenza di qualsiasi piano di potenziamento dei centri per l'impiego, che dovrebbero essere il perno del sistema di attivazione: «Migliorare le condizioni di vita delle persone non dipende solo dall'attivazione dei singoli, ma da politiche che sostengano l'Agenzia del lavoro e che incidano sulle politiche salariali. Di tutto ciò vediamo ben poco».

Un punto positivo viene comunque riconosciuto dal Pd: l'inserimento in delibera dell'obbligo di rivalutare i dati dopo un anno. Tuttavia, per il Pd, sarebbe stato necessario stabilire fin da subito che la conferma della quota A per le persone più in difficoltà debba dipendere dall'aderenza ai patti di servizio, non dal superamento di una soglia fissa.

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