L’inchiesta

Falsi patentini a Bolzano: l'arrestato ammette tutto, ma era convinto fosse legale

L’indagato ai domiciliari sostiene di aver agito senza consapevolezza di illecito. Coinvolte circa quaranta persone, più di venti sotto indagine. Nel mirino un sistema di certificazioni linguistiche irregolari

BOLZANO. «Pensavo fosse tutto lecito». È questa la linea difensiva del cinquantenne finito agli arresti domiciliari nell’inchiesta sui presunti falsi patentini linguistici, che davanti al giudice ha sostenuto di non essere consapevole di commettere reati.>

L’indagine della Guardia di finanza coinvolge complessivamente circa quaranta persone, con oltre venti indagati per falso. Al centro ci sono certificazioni linguistiche “asseritamente conseguite” presso una scuola in Germania e utilizzate per ottenere l’attestato di bilinguismo, requisito indispensabile per lavorare nel pubblico impiego in Alto Adige.

Secondo la Procura, l’uomo avrebbe avuto un ruolo di intermediario, chiedendo somme comprese tra i 4 e i 5 mila euro per ciascuna pratica. Un sistema che, per gli inquirenti, avrebbe fatto leva su contatti personali e sulla necessità, soprattutto nel settore sanitario, di ottenere rapidamente il patentino per la stabilizzazione lavorativa.

Oltre al falso, nei confronti del cinquantenne è contestata anche l’ipotesi di estorsione, accusa che respinge dichiarandosi «totalmente estraneo». Davanti al gip Emilio Schönsberg ha però ammesso gli altri addebiti, ribadendo la propria convinzione di aver agito regolarmente. Si attende ora la decisione sulla misura cautelare, mentre sul caso indaga anche la Procura della Corte dei conti.

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