Francesco Moser si confessa a “Oggi”: i vigneti, la compagna e niente nostalgia del ciclismo
L’ex campione racconta la sua nuova quotidianità: la cantina, Mara e la famiglia. Poco spazio alla nostalgia per le corse, mentre emergono aneddoti personali, il rapporto con il figlio Ignazio e la dimensione privata lontana dalle competizioni
TRENTO. Francesco Moser guarda avanti e non indietro. Il ciclismo resta parte della sua storia, ma oggi la sua vita è altrove: tra vigneti, famiglia e una quotidianità più tranquilla sopra la città. «Io produco vino», sintetizza in una lunga intervista concessa al settimane “Oggi”, ridimensionando il peso delle imprese sportive che lo hanno reso uno dei più grandi campioni italiani.
Le vittorie restano nella memoria — oltre 270 successi, il record dell’ora e la Parigi-Roubaix — ma non c’è nostalgia. «Ogni cosa ha il suo tempo», spiega. In bici continua ad andarci, ma senza l’ossessione della competizione. Ammette che correre era difficile e anche pericoloso, tra cadute e infortuni, e oggi non rimpiange quella fase della vita.
Al centro c’è invece la dimensione privata. La relazione con Mara Mosole, conosciuta anni fa e ritrovata più tardi, è fatta di equilibrio e differenze quotidiane. «Qualche volta litighiamo, lei è molto precisa, io torno infangato», racconta con ironia. Paradossalmente, pur producendo vino, la compagna è astemia. Una contraddizione che diventa aneddoto domestico più che problema.
Ampio spazio anche alla famiglia. Il figlio Ignazio Moser ha scelto una strada diversa, inizialmente lontana dal ciclismo, nonostante i consigli del padre. «Aveva le caratteristiche, ma non ci metteva anima e corpo», osserva. Oggi il rapporto è sereno, tra visite e momenti condivisi, anche con la nipotina Clara Isabel, al centro della nuova vita da nonno.
Il ciclismo, però, resta una presenza costante nei ricordi e nei racconti. Dall’infanzia influenzata dal fratello Aldo fino alle prime gare, Moser ripercorre una carriera costruita con determinazione. Ma il presente è altrove: nella cantina, nella famiglia e in una quotidianità più semplice, lontana dai riflettori.
Una “seconda vita” che non cancella il passato, ma lo mette al suo posto. Senza rimpianti.