L’interrogatorio

Val di Non: furto da 600mila euro in contanti in malga, silenzio davanti al gip

Soltanto il più giovane - che comunque ha deciso di non parlare - ha reso spontanee dichiarazioni, quasi per volersi smarcare: «Io non c’entro nulla», sono state le uniche parole pronunciate davanti al giudice

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Bocche cucite davanti al giudice per le indagini preliminari, Enrico Borrelli, in sede di interrogatorio di garanzia: padre e figlio, commercianti, indagati per furto in abitazione aggravato in concorso, accusati di essersi introdotti a Malga di Romeno, in val di Non si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Entrambi in collegamento online dal carcere di Canton Monbello a Brescia, il 59enne e il 33enne hanno preferito scegliere la via del silenzio, dopo che all’alba del 3 aprile scorso, i carabinieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere del tribunale di Trento.

Nessuna spiegazione, dunque, per chiarire la loro posizione rispetto alle accuse che sono state mosse dalla procura del capoluogo nei loro confronti. Soltanto il più giovane - che comunque ha deciso di non parlare - ha reso spontanee dichiarazioni, quasi per volersi smarcare: «Io non c’entro nulla», sono state le uniche parole pronunciate davanti al gip.

Al momento, le difese non hanno chiesto nessuna revoca dei provvedimenti. I due resteranno quindi confinati in carcere. I fatti contestati risalirebbero a una notte di metà aprile dello scorso anno, quando padre e figlio - stando all’accusa - sarebbero riusciti a compiere un colpo all’interno della malga, a circa 1.800 metri di quota, portando via circa 600mila euro in contanti. Buona parte del bottino nascosta dentro delle scatole per le scarpe nella camera da letto dei gestori.

Le indagini, compiute dai carabinieri dal nucleo operativo della compagnia di Cles, supportati dal nucleo investigativo di Trento, hanno portato a individuare il tragitto dell’Audi di grossa cilindrata con targa clonata, a bordo della quale si sarebbero allontanati i due famigliari, fuggendo dal piccolo abitato noneso. Sono state passate al setaccio tutte le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, in particolare quelle pubbliche posizionate agli imbocchi e alle uscite delle maggiori arterie stradali della provincia e dell’autostrada (che avrebbero imboccato in direzione sud).

Stando alle ricostruzioni quella notte nella malga non si trovava nessuno. Dopo essere entrati rompendo la finestra del piano terra, i due complici avrebbero raggiunto l’appartamento dei titolari dell’attività.

Oltre ai gravi danni ai mobili, dopo aver rovistato ovunque - lasciando il caos - i due avrebbero trovato gioielli e contanti. Una volta individuati, per loro sono scattate le perquisizioni all’interno della loro abitazione, situata nel bresciano. In totale i carabinieri hanno trovato circa 10mila euro in contanti e altri oggetti, come visori termici notturni, ricetrasmittenti, giubbotti antiproiettile e arnesi utili all’attività di scasso, posti sotto sequestro.

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