Paola Gius Mura ha ritrovato il suo Gianni: si è spenta a 83 anni l'enologa trentina
L'incontro con il famoso giornalista durante la prima Marcialonga. Lei fu chiamata a fare da interprete e lì incontrò l'amore della sua vita. L'inviato fu subito conquistato e finita la gara la portò a ballare e le chiese di sposarlo
TRENTO. Una vita passata tra enologia e giornalismo. Si è spenta a 83 anni in ospedale a Milano, Paola Gius. Un amore per la scrittura nato grazie al marito Gianni Mura, storica firma di Repubblica e una passione per i vini coltivata nel suo Trentino. Per più di 30 anni (dal 1991 al 2020) la coppia si è occupata della rubrica «Mangia & Bevi» sul Venerdì di Repubblica, un connubio vincente grazie alla delicata penna di Mura e alle competenze in enologia di Paola. Ora i due si sono ritrovati e si faranno compagnia per sempre.
Una storia d'amore nata tra la Val di Fiemme e la Val di Fassa, per puro caso, o forse per un segno del destino. Era il 1971, Mura era già una firma della Gazzetta dello Sport e fu inviato a seguire la prima edizione della Marcialonga. Tra i componenti dell'ufficio stampa trentino c'era anche Paola chiamata da alcuni amici giornalisti per fare da interprete viste le sue abilità con l'inglese. Mura fu subito conquistato e finita la gara la portò a ballare e le chiese di sposarlo. Lei gli disse che era un pazzo, lui tornò a Milano per poi ripartire per Trento con un gran mazzo di fiori. Nel 1972 erano già marito e moglie.
Tra le amiche di lunga data della coppia, non può che esserci Sandra Tafner, storica giornalista dell'Adige e compagna di molte avventure con Paola. «Assieme ai miei fratelli e a mio marito formavamo una bella combriccola. A chiamare Paola come interprete siamo stati io e Toni (il marito di Sandra, Antonio Cembran, anch'egli giornalista per molti anni, ndr), diciamo che l'incontro con Gianni lo abbiamo creato casualmente noi. Mura veniva a trovarla tutte le settimane e noi lo ospitavamo a casa nostra. Paola ha sempre frequentato l'ambiente del giornalismo, è stata anche spinta da suo marito a diventare pubblicista e grazie alle sue competenze in enologia, ha girato anche il mondo come assaggiatrice di vini».
Le due amiche hanno condiviso molti momenti su tutti un lungo viaggio in Africa. «Nel deserto abbiamo conosciuto un tuareg che ci ha preparato un capretto per cena. Secondo la sua usanza il pezzo di maggior prestigio dell'animale va dato alle donne e quindi a noi è capitata la testa del capretto. Diciamo che non era stata cotta a puntino e Paola ha poi dato di stomaco. Un altro viaggio importante è stato quello a Londra dove siamo stati un mese grazie alle conoscenze di Paola. Lei insisteva per farci fare un corso di inglese, ma noi mica volevamo perdere tempo».
Una vita a rimbalzare tra Milano e l'Altopiano di Piné dove Paola ha passato molte estati e appassionata di funghi com'era, andava sempre con il marito a raccoglierli.«Dopo il turno al giornale, verso mezzanotte, ci trovavamo spesso all'Osteria Port'Aquila, di sua mamma Alma, - ricorda Sandra - Io e lei facevamo la carbonara, convinte di farla benissimo, ma era un orrore. Un giorno abbiamo trovato dei "resti" sotto la tavola da parte dei colleghi».
Un ultimo ricordo riguarda il matrimonio di Paola e Gianni: «Si sono sposati a San Romedio e mio marito era il suo testimone - rammenta Sandra - ci siamo accorti che era stato dimenticato il bouquet. Per fortuna che un amico si è arrampicato su un albero e ha raccolto un mazzo di fiori per rimediare». Le.Mi.