Storie

Dal sogno del volo al lavoro alla Nasa: la storia del trentino Michele Facchinelli

A 31 anni è nel team della missione che studia radiazioni e vento solare. A settembre ha assistito a Cape Canaveral al lancio del razzo dotato degli strumenti a cui ha lavorato come ingegnere aerospaziale all'Imperial College di Londra. «Ora punto a fare l'astronauta»

di Luca Marognoli

TRENTO. Cape Canaveral, 24 settembre 2025. Il razzo della missione Imap della Nasa è pronto ad accendere i motori e Michele Facchinelli, seduto su una gradinata insieme agli altri tecnici che hanno lavorato al progetto, ha il cuore in gola. Il lancio avverrà dalla storica rampa 39A, la stessa da cui partì il Saturn V che portò il primo uomo sulla Luna.

Per Michele, 31 anni, è il primo lancio visto dal vivo. Già il giorno prima, guidando verso il Kennedy Space Center, tutto gli era sembrato irreale. «Non avrei mai immaginato, ai tempi dell'università, che un giorno sarei entrato in una base Nasa per andare al lavoro. Sembrava una scena da film».

Emozione e gratificazione: davanti a tecnici, famiglie e visitatori ha presentato il suo contributo alla missione, spiegando l'importanza dei magnetometri nello spazio. Con lui, arrivati da Trento per l'occasione, anche mamma Donatella, papà Mauro e i fratelli Nicola e Luca.

L'ora X è scoccata 24 ore dopo: all'alba la rampa era ancora immersa nel buio. Poi il sole è sorto alle spalle del razzo, disegnandone il profilo contro il cielo della Florida. Michele mostra una foto: il riflesso dei primi raggi sull'acqua, il razzo in controluce, la quiete irreale prima della partenza. «A un certo punto abbiamo visto qualcosa muoversi nel lago. Mi sono avvicinato: era un alligatore». Il film non è ancora finito e Michele vuole godersi tutto lo spettacolo.

Quei raggi sembrano il saluto del sole a una missione che lo vede decisamente protagonista: «Lo scopo di Imap, Interstellar Mapping and Acceleration Probe, è di studiare come il materiale e le radiazioni interstellari, quindi le particelle, come ioni ed elettroni, ed i fotoni provenienti da fonti al di fuori del sistema solare, interagiscono con il vento solare, ovvero con le particelle che vengono rilasciate in continuazione dal sole. Così come il campo magnetico terrestre protegge la Terra da fonti di particelle esterne, il vento solare - che forma una bolla protettiva intorno al sole, chiamata eliosfera - ci protegge, in parte, da fonti interstellari".

Un confine invisibile, una frontiera lontanissima, ma di importanza strategica. Capire come funziona significa comprendere meglio l'ambiente cosmico in cui viviamo e ha ricadute molto concrete sulle attività umane.Il contributo di Michele si concentra sullo "space weather", il meteo spaziale. All'Imperial College London viene costruito per la Nasa un magnetometro capace di misurare con estrema precisione il campo magnetico solare.

Dati preziosi per prevedere tempeste solari che, se intense, possono disturbare satelliti, mettere a rischio astronauti e interferire con reti elettriche e sistemi elettronici sulla Terra. Facchinelli è stato test and operations engineer. Ha sottoposto lo strumento a vibrazioni, temperature estreme e condizioni che simulano il lancio e lo spazio, per verificare che funzionasse alla perfezione.

In camera bianca ha controllato l'accuratezza delle misurazioni. Ha scritto parte del software che oggi comanda il magnetometro e contribuisce a trasformare i dati grezzi, una sequenza di bit, in informazioni leggibili da ingegneri e scienziati. Ogni giorno lo strumento invia dati scientifici e sul proprio stato di salute: da quei numeri passa la comprensione dell'attività del Sole.

Ma Michele guarda già oltre. La prossima tappa si chiama Vigil, missione dell'Agenzia spaziale europea pensata per monitorare 24 ore su 24 il Sole ed emettere veri e propri "bollettini meteo" in caso di attività intensa. Non più solo scienza, ma servizio operativo. Anche qui il suo ruolo è ampio, quasi da "tuttofare": controlla componenti, verifica requisiti, coordina test, interviene dove serve.

«Questo tipo di radiazioni - precisa - possono essere nocive ai satelliti in orbita intorno alla Terra, agli astronauti, ai voli di linea ad alta quota, agli equipaggiamenti elettronici particolarmente sensibili sulla Terra e possono generare, come è successo anche recentemente, aurore polari a latitudini più basse del solito».

E pensare che il suo primo sogno era volare. Dopo due anni al liceo classico a Trento si trasferisce a Cesena per frequentare l'istituto tecnico aeronautico, deciso a diventare pilota. Nei fine settimana rientra a casa per conseguire il brevetto di ultraleggero, che ottiene nel 2011. Poi l'incontro con un professore, ex ingegnere aerospaziale, cambia rotta al suo orizzonte. «Aveva lavorato per svariati anni in America su vari progetti nell'ambito aerospaziale, sia militari che civili. Sono rimasto talmente affascinato dalle sue storie da abbandonare la strada per diventare pilota ed iscrivermi a ingegneria aerospaziale».

Sceglie l'Olanda, Delft, dove completa cinque anni di studio tra laurea e master in esplorazione spaziale. «Quando ancora studiavo ho trovato lavoro come Software Engineer alla MathWorks a Cambridge: 4 anni molto importanti per la mia formazione nella programmazione. Appena si è aperta una posizione all'Imperial College nell'ambito della missione Imap, ho presentato la mia candidatura e sono stato assunto».

Quando il conto alla rovescia arriva a zero, la rampa 39A esplode di luce e fuoco. Il razzo si solleva lentamente, poi accelera, lasciando una scia bianca che taglia il cielo. Michele lo segue con lo sguardo stringendo la sua macchina fotografica in mano, mentre i colleghi venuti da diverse parti del mondo applaudono all'interno del Saturn V Complex.Cape Canaveral non è un traguardo, ma una tappa. Lo dice quasi sottovoce, come si fa con i desideri più grandi.

«Il mio obiettivo più ambizioso è diventare astronauta. So che è un sogno difficile, ma bisogna puntare in alto». Mentre il rombo si spegne e il fumo si dissolve sull'Atlantico, il cielo torna silenzioso. Ma per Michele non è più lo stesso: non è solo l'orizzonte rischiarato dai raggi di un'alba autunnale. È una destinazione. Un luogo improvvisamente diventato più vicino.

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