Concorso Ata, “beffa” ai candidati: molti fuori nonostante un risultato superiore a 18
I sindacati: «Errore di comunicazione ma tutto a norma». La breve impasse è stata però l'occasione per rilanciare la necessità di un sistema diverso per l'inserimento nel settore amministrativo della scuola
TRENTO. «Prova non superata». Questo l'avviso che oltre 1.000 candidati si sono trovati a leggere venerdì pomeriggio in seguito alla pubblicazione dei risultati delle prove preselettive per l'assunzione a tempo indeterminato nella figura di coadiutore amministrativo scolastico (ossia come personale Ata). E il risultato di per sé non stupisce (data anche la rinomata complessità di questi test) se non fosse che molti tra gli oltre 1.400 partecipanti hanno ottenuto un voto ben superiore alla «sufficienza» (stabilita da bando a 18/30) e si sono comunque visti negare il passaggio alla prova scritta, iter necessario per sperare di ottenere uno tra i 140 posti da coprire a tempo indeterminato.
E da qui una vera e propria «pioggia» di segnalazioni, anche a causa di una dicitura sul portale dei risultati che riportava che «la prova viene considerata superata con un punteggio uguale o superiore a 25,6». A svelare «l'arcano» proprio i sindacati che hanno spiegato in realtà che, come scritto da bando (piuttosto labirintico tra articoli e commi), la prova era sì considerata superata con la votazione minima di 18 ma questo non comportava necessariamente il passaggio alla prova scritta che prevedeva un massimo di 300 posti (con eventuale incremento solo in caso di analogo punteggio alla trecentesima posizione).
Ciò che è accaduto, hanno spiegato i sindacati, è che molti dei candidati hanno ottenuto un punteggio alto (probabilmente «molti di più di ciò che ci si aspettava») alzando di fatto la soglia minima per l'accesso alla prova scritta al punteggio di 25,6. Di conseguenza un candidato che avesse ottenuto anche un punteggio molto alto (come ad esempio l'ultimo dei non "passati" che ha ottenuto 24,9) si è visto comunque escluso dalla prova successiva.
I sindacati di fronte al lieve «caos» generato dalla pubblicazione dei risultati hanno sottolineato comunque che anche per i candidati che non sono «passati» è previsto l'accesso in graduatoria per eventuali tempi determinati, e che il sistema del concorso era stato spiegato a più riprese durante formazioni e incontri.
Su una cosa tuttavia sembrano d'accordo: c'è stato un problema a livello di comunicazione. «La dicitura nel bando era chiara - ha sottolineato Monica Motter della Uil Scuola. - Meno chiara è stata forse la dicitura riportata nella bacheca dei risultati», la quale è stata probabilmente affidata ad un servizio informatico esterno.
La breve impasse è stata però l'occasione per rilanciare la necessità di un sistema diverso per l'inserimento nel settore amministrativo della scuola: «Rimane che c'è un problema di fondo con i reclutamenti - ha ribadito Motter -. Si fanno delle preselettive che non tengono conto che a questi concorsi partecipano molte persone con esperienza e che lo fanno perché altrimenti non possono più lavorare».
«Il problema insomma sta a valle - conclude Motter -. Noi è da anni che chiediamo per gli Ata delle graduatorie di istituto come per i docenti che tengano conto, ad esempio, di esperienza e titoli culturali. Qualcosa che non può essere valutato da un semplice test a crocette».