Giustizia

Foto delle violenze sulle figlie di tre e sei anni: nuove verifiche

Colpo di scena in Corte d’Appello: condannato a più di 6 anni, in secondo grado il collegio dispone ulteriori accertamenti sul suo telefono

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Non solo aveva abusato delle sue figlie di 3 e 6 anni, ma le aveva immortalate durante le violenze, scattando loro delle foto. Tutto il materiale rinvenuto sul cellulare, finito nel fascicolo del pubblico ministero Davide Ognibene, era costato a un 40enne trentino, padre delle vittime, una pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione in primo grado (a fronte della richiesta di 10 anni della procura) per violenza sessuale aggravata dall'abuso dell'autorità genitoriale e dall'età delle vittime minore di dieci anni, oltre che produzione detenzione di materiale pedopornografico (anche in questo caso con le stesse aggravanti).

Ma a quasi un anno dalla sentenza del tribunale di Trento, è arrivato il colpo di scena in Corte d'Appello: il collegio ha disposto un'integrazione istruttoria, rinviando l'udienza per conferire l'incarico a un consulente tecnico d'ufficio. In sostanza, i giudici hanno richiesto degli approfondimenti tecnici sia sul telefono dell'imputato, dove sono state trovate le foto, che sulle fotografie stesse con lo scopo di capire se le bambine ritratte corrispondano alle sue figlie o meno. Domanda a cui dovrà rispondere il Ctu incaricato.

E dunque, oltre a un perito, entrerà in gioco anche il Ris di Parma dei carabinieri per gli accertamenti richiesti. I risultati potranno chiaramente incidere sulla successiva decisione del collegio chiamato ad esprimersi in secondo grado. Riavvolgendo il nastro, la vicenda era emersa quasi casualmente nel giugno 2024, quando gli uomini della squadra mobile della Questura di Trento avevano sottoposto a verifica lo smartphone dell'uomo che si trovava ai domiciliari per un'altra vicenda. Infatti era stato indicato come uno dei componenti della banda accusata di aver compiuto una serie di assalti agli sportelli bancomat e postamat di alcuni sobborghi del capoluogo e altri centri della provincia.

La polizia aveva così scoperto gli abusi, ponendo fine all'incubo nel quale da tempo vivevano le bambine e la madre. L'uomo era finito nel carcere di Montorio, a Verona (nella foto), dopo la richiesta della procura al giudice per le indagini preliminari della convalida del fermo.

Nel corso delle indagini è stato possibile accertare come le violenze, di cui era stata trovata traccia sul cellulare, fossero state perpetrate tra il dicembre del 2021 e il gennaio del 2022. Fra le accuse, anche quella che il 40enne, in passato, avesse molestato pure un'altra minore, nemmeno quattordicenne, indotta a compiere atti sessuali e ad avere rapporti con lui. Accusa, quest'ultima, che non aveva trovato riscontro e per il quale l'imputato era stato assolto. L'impianto accusatorio, invece, nei confronti delle figlie, aveva retto.

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