Subaru Italia via da Ala, 43 lavoratori su una strada
2 marzo 2013 – L’annuncio ai sindacati: “Trasferiamo la sede a Milano, più centrale”
ALA - La crisi economica, stavolta, non c’entra e questo rende l’annuncio ancora più improvviso. Subaru Italia, a fine giugno, lascerà Ala per trasferire la sede nazionale della società giapponese a Milano. Per i 43 lavoratori - 40 impiegati e 3 magazzinieri - si tratta di una botta non da poco. La Fuji Heavy Industries di Tokyo, infatti, non lascia alternative: o le maestranze si spostano a Milano o dovranno dimettersi.
Insomma, scarse prospettive al futuro professionale di persone che, in media, hanno tra i 40 e i 50 anni e dunque con nessuna possibilità di ricollocarsi. E tra loro ci sono pure due coppie, mariti e mogli che lavorano negli stessi uffici e che dalla prossima estate resteranno a casa.
La notizia del trasferimento dal Trentino - nonostante 200 milioni di euro di fatturato annuo, 7,5 di investimento, cinque anni fa, per allargare lo stabilimento e una vagonata di soldi provinciali per accontentare l’azienda e realizzare un sottopasso ferroviario ad hoc - è caduta come un fulmine a ciel sereno. Al sindacato - in azienda c’è solo la Fiom Cgil - è arrivata una lettera ieri a mezzogiorno.
«Purtroppo la missiva è chiara: entro il 30 giugno trasferimento a Milano - conferma, con una punta non celata di irritazione, Michele Guarda -. La decisione presa dal Giappone, però, non ha alcuna motivazione vera. Il gruppo, d’altro canto, va bene ma in questo modo si lasciano 40 persone sulla strada. Perché ad Ala resterebbero solo i 3 magazzinieri, fino a quando non si sa». A questo punto - sostiene il sindacato - «la lotta è l’unica risposta. E potrebbe essere dura e, soprattutto, a oltranza. Una soluzione, questa, che metterebbe in ginocchio la Subaru».
«Questo non è un sito produttivo - aggiunge il rappresentante sindacale - e solo in questo modo si potrà cercare di ottenere qualcosa». Lunedì la Fiom e i lavoratori si riuniranno in assemblea e decideranno come agire. Anche perché, come detto, questa «fuga» dal Trentino è senza senso e, tra l’altro, tra investimenti giapponesi e soldi provinciali tutto sembrava sancire un matrimonio lungo e duraturo. All’erario, d’altro canto, Subaru garantisce ogni anno 24 milioni di euro di tasse, oltre all’occupazione a 40 famiglie.
Licenziamenti annunciati, quindi? «Di fatto sì. È chiaro che la società dice di spostare la sede altrove portandosi dietro tutti i dipendenti. Ma non è un trasferimento dietro l’angolo e obbligare tutti ad andare a Milano per lavorare è improponibile». Guarda e tutta la Fiom, comunque, sono pronti alla guerra: «Passeranno sul nostro corpo, faremo di tutto per far cambiare idea alla Subaru».
Ma perché, di punto in bianco, si è deciso di puntare su Milano? «Pensano che sia più centrale e potrebbe funzionare meglio nei rapporti con le concessionarie. Ma non ha alcun senso. Un’operazione del genere, in questo momento, è un massacro. Ma quello che fa più arrabbiare è che non è colpa della crisi e questo è il periodo peggiore: non si trova lavoro». La multinazionale - che rifornisce veicoli a tutti gli enti pubblici.