Giustizia

Inchiesta Perfido, tutti in cella: fine della libertà per 8 imputati

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, i carabinieri del Ros di Trento venerdì notte hanno eseguito l’ordine di carcerazione per l’esecuzione della pena. Sono nel carcere di Trento Giuseppe Battaglia, il fratello Pietro e Giovanna Casagranda. Destinazione non definitiva: a breve il trasferimento in strutture di alta sorveglianza

TRENTO. Per otto imputati dell'inchiesta Perfido, la condanna a complessivi 75 anni, 6 mesi e 20 giorni è diventata definitiva con la sentenza della Cassazione dello scorso 3 febbraio. Trascorsi i tempi tecnici per il calcolo della pena (calcolo effettuato dalla procura generale presso la corte d'appello, che ha tenuto conto del periodo già trascorso in cella), i carabinieri del Ros di Trento hanno eseguito l'ordine di carcerazione per l'esecuzione della pena.

Venerdì notte per tutti e otto si sono aperte le porte del carcere. Si trovano ora in cella a Trento Giuseppe Battaglia (condannato a 11 anni, 10 mesi e 20 giorni), il fratello Pietro Battaglia (9 anni, 6 mesi e 20 giorni), la moglie di Giuseppe Giovanna Casagranda (9 anni, 2 mesi e 20 giorni ), Mario Giuseppe Nania (11 anni, 6 mesi e 20 giorni), Domenico Ambrogio (8 anni), Demetrio Costantino (10 anni), mentre sono nelle carceri di Vercelli e di Milano Antonino Quattrone (8 anni e 8 mesi) e Federico Cipolloni (6 anni e 8 mesi).

Sono destinazioni non definitive: trattandosi di condanne per associazione mafiosa è prevista la detenzione in strutture di alta sorveglianza. Il trasferimento sarà a giorni.L'indagine Perfido ha accertato la presenza di una locale della 'ndrangheta in Trentino, con base a Lona Lases.

Ed ora il paese, ferito nel profondo, è pronto a rialzarsi. «Abbiamo visto arrestare e condannare persone che non solo abitavano qui, ma erano anche parte integrante della politica locale» spiega il sindaco Antonio Giacomelli, riferendosi a Giuseppe Battaglia, ex assessore esterno, e al fratello Pietro, ex consigliere comunale, entrambi originari della Calabria e arrivati negli anni Ottanta nella val di Cembra dell' "oro rosso".

Nell'indagine è finita anche la moglie di Giuseppe, Giovanna Casagranda, cembrana doc. «La sentenza rappresenta un punto fermo: dice definitivamente che questa situazione è stata affrontata e che è risolta, grazie alla magistratura e grazie all'azione degli inquirenti - prosegue il sindaco - Per quanto riguarda il territorio è un sollievo aver compreso quali sono stati gli errori del passato e che c'è stata una mancanza di attenzione, perché non si è mai ritenuto di approfondire i legami che intercorrevano tra imprenditori e alcune persone del posto. Una mancanza di attenzione imputabile esclusivamente al fatto che il territorio era impreparato ad un evento di tale gravità. Si è posto un tema inaspettato per Lona Lases e per il Trentino, ossia quello delle infiltrazioni mafiose».Il sindaco Giacomelli non esita a parlare di un paese scosso.

«Di Perfido si parla poco, perché è una ferita ancora aperta, non rimarginata. Lona Lases ha avuto in questi ultimi anni una cattiva nomea, perché è stato abbinato alla 'ndrangheta, ma ora c'è voglia di rivincita - conclude - Sto vedendo passi in avanti, fatti concreti che indicano un nuovo entusiasmo e una voglia di far crescere il paese, soprattutto da parte dei giovani. Sono stati proprio i ragazzi a creare ex novo la Pro Loco. Vediamo anche una crescita dell'associazionismo: abbiamo ampliato l'organico dei vigili del fuoco volontari a fronte di tante richieste da parte dei giovani. Il 24 febbraio, alla presenza del presidente del consiglio provinciale Claudio Soini, consegnerò il libretto della Costituzione a tutti i neo diciottenni degli anni 2024, 2025 e 2026, in tutto 36 ragazzi, e alle quattro persone residenti in paese che hanno ricevuto la cittadinanza italiana. Il nome di Lona Lases deve essere ricondotto alla normalità e alla voglia di crescere».

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