Ambiente

Bypass ferroviario, ecco dove verrà portato il materiale di scavo. Onda incalza la giunta

Filippo Degasperi pone una serie di interrogativi all’esecutivo. L’esponente di minoranza vuole ad esempio sapere se i Comuni destinatari hanno dato il loro consenso e quali impatti “avrà la movimentazione di quantità così rilevanti sulla vivibilità e sul traffico in aree già caratterizzate da criticità strutturali, come Valsugana e Alto Garda”

TRENTO. Lo smaltimento dei materiali di scavo del bypass ferroviario di Trento arriva in Consiglio provinciale con una interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere Filippo Degasperi. Nel testo si richiama il piano di utilizzo predisposto da Italferr, che prevede il coinvolgimento di una serie di siti sul territorio trentino, indicati come selezionati anche grazie a una ricognizione attribuita alla Provincia con il coinvolgimento degli enti il cui territorio risulta interferente, attiguo o strategico rispetto al tracciato.

L’atto riporta nel dettaglio l’elenco delle destinazioni finali e i volumi previsti. Tra i siti indicati figurano Civezzano (ex Pollo) per 7.000 metri cubi, Baselga di Piné (Avi Luca) per 5.000, Pergine Valsugana (Corona) per 30.000. A Trento sono segnalate diverse aree: Lastari Vallalta per 200.000 metri cubi, Cadine per 400.000, Camparta-Bragagne per 400.000 e Piani di Camparta per 200.000.

L’elenco comprende inoltre Lona Lases (Ronchi) per 140.000 metri cubi e Lona Lases (Capitel) con una forchetta tra 350.000 e 700.000 metri cubi. Tra le altre destinazioni citate nell’interrogazione compaiono Castel Ivano (Oltrebrenta) per 300.000 metri cubi e il Comune di Ala, con più siti: Val di Serra per 250.000 metri cubi, Chiesurone per 20.000, Valfredda per 63.000 e Neravalle per 100.000. L’elenco prosegue con Civezzano (Val Camino) per 240.000 metri cubi, Mori (Brianeghe) per 30.000, Rovereto (Cengi) per 30.000 e Arco (Piscolo) per 230.000.

Secondo Degasperi, l’elenco solleva diverse questioni da approfondire. In particolare, nell’interrogazione si chiede come siano stati individuati i siti e se i Comuni destinatari siano stati effettivamente coinvolti, come indicato da Italferr, e se abbiano prestato o meno assenso.

Nel testo viene inoltre posto il tema delle modalità con cui i materiali verranno certificati rispetto alla classificazione, richiamando il precedente dell’ex scalo Filzi, dove le ipotesi iniziali sulla natura dei materiali non avrebbero trovato piena conferma in corso d’opera.

Un ulteriore nodo riguarda l’impatto sulla mobilità. La movimentazione di quantità così rilevanti potrebbe infatti incidere in modo significativo sulla vivibilità e sul traffico in aree già caratterizzate da criticità strutturali, come Valsugana e Alto Garda. Per questo, nell’atto si chiede se sia previsto un piano straordinario per evitare che migliaia di mezzi pesanti si riversino su arterie e zone già pesantemente gravate.

Alla Giunta provinciale vengono quindi rivolti cinque quesiti: i criteri adottati per individuare i siti di destinazione, le modalità con cui i Comuni sono stati coinvolti e l’eventuale assenso, le procedure per confermare in corso d’opera la caratterizzazione dei materiali ipotizzata da Italferr, l’eventuale piano straordinario per la mobilità e, infine, se non si ritenga necessario avviare un’azione capillare di informazione e confronto con i residenti dei territori interessati.

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