Il processo

Truffa dell’oro, risarcimento a rischio: i cinque milioni sequestrati sono stati confiscati

La truffa dei lingotti ha coinvolto quasi 2.400 risparmiatori – tra questi 200 trentini – per un danno complessivo di circa 90 milioni di euro. Le indagini avevano evidenziato l'esistenza del cosiddetto "schema Ponzi"
 

MILANO. Cinque patteggiamenti con pene comprese tra i 2 anni e 6 mesi e i 3 anni e 10 mesi. Così si è chiuso, davanti alla gip di Milano Rossana Mongiardo, il primo filone della truffa dei lingotti d'oro, il maxi raggiro da quasi 90 milioni di euro ai danni di migliaia di investitori.

Fra questi ci sono anche 200 trentini che hanno affidato i loro risparmi alla Global Group Consulting: la guardia di finanza ha calcolato che solamente nella nostra provincia ben 4 milioni di euro sono stati "raccolti" dalla società, che aveva un ufficio a Pergine Valsugana e si era fatta conoscere in Trentino per aver sponsorizzato il Basket Valsugana. Patteggiamento significa anche che è sfumata la possibilità di un risarcimento alle parti civili.

I clienti truffati confidavano di "aggredire" i 5 milioni di euro sequestrati dalla guardia di finanza; la decisione della giudice ha però lasciato l'amaro in bocca: quel denaro è stato confiscato, dunque non andrà a risarcire le persone che con la Global Consulting hanno perso il loro denaro, perché finirà nelle casse dello Stato. Gli avvocati delle parti civili stanno studiando le modalità per poter recuperare almeno le spese legali.

La giudice ha infatti liquidato da 2mila a 3.500 euro a favore di ciascun avvocato (l'importo varia in base al numero di assistiti), ma si tratta di importi insufficienti. Quasi scontata, ai fini del risarcimento del danno, è la via del contenzioso civile. Da parte dei legali delle vittime emergono perplessità sia sul patteggiamento (tra le ipotesi c'è il ricorso in Cassazione) che sulla conversione del sequestro preventivo dei beni in confisca e non in sequestro conservativo.

L'operazione delle Fiamme gialle di Trento e di Milano era scattata nel gennaio 2025, con l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sette persone, firmata dal giudice Massimo Baraldo su richiesta delle pm Francesca Celle e Giancarla Serafini. Vennero effettuati sequestri per 23 milioni di euro.

La truffa dei lingotti ha coinvolto quasi 2.400 risparmiatori per un danno complessivo di circa 90 milioni di euro. Le indagini avevano evidenziato l'esistenza del cosiddetto "schema Ponzi", un modello economico di vendita truffaldino, mascherato da sofisticato sistema societario e imperniato su una capillare rete di promotori che procacciavano clienti in tutta Italia.

Il primo filone, dunque, si è chiuso con i patteggiamenti di Giorgio Maria Marone, Nicola Meneghetti, Valerio Tirelli, Moreno Alestra e Giovanna Piera Deledda. Il secondo filone riguarda i due soggetti considerati i promotori dell'associazione, rinviati a giudizio dal tribunale di Milano: per Samuel Gatto e la moglie Stefania Conti Gallenti, latitanti, il processo si aprirà in primavera.

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