Yiming Wang (Fbk): “La cura dei nostri anziani con gli assistenti umanoidi”
“I robot non ci sostituiranno. In futuro potranno sollevarci da mansioni pesanti, permettendoci di esplorare meglio le nostre potenzialità. C'è chi teme che possano sostituire anche il lavoro creativo, ma gli umani hanno l'esperienza personale: qualcosa che un'IA non può avere”
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TRENTO. Yiming Wang è una delle giovani ricercatrici di punta della Fondazione Bruno Kessler nel campo della robotica e della percezione artificiale. Membro della rete europea «Ellis», studia il modo in cui i robot interpretano gli ambienti complessi e interagiscono con il mondo fisico, un ambito che sta diventando sempre più centrale nella nuova ondata di intelligenza artificiale.
Yiming, l'IA è entrata nelle nostre vite. Cosa vorrebbe che il pubblico sapesse a riguardo?
Le IA con cui il pubblico ha familiarità - come ChatGpt - hanno raggiunto un livello altissimo. Ma la sfida riguarda l'IA fisica: robot con un corpo, capaci di interagire con il mondo. Questo ambito non è ancora accessibile quanto ChatGpt, non è diffuso allo stesso livello. In molti Paesi, dalla Cina agli Stati Uniti fino all'Italia, si lavora molto sui robot umanoidi. Non siamo ancora agli stessi livelli degli assistenti conversazionali, ma ci stiamo avvicinando.
A cosa sta lavorando?
Lavoro sulla percezione dei robot affinché possano assistere le persone nella vita quotidiana, inizialmente in contesti domestici. Devono capirti, cogliere dettagli sottili, comprendere il tuo linguaggio, sapere qual è la tua marca preferita di un prodotto, se c'è bisogno di fare pulizia in punti difficili, tante mansioni quotidiane.
Gli umanoidi troveranno applicazione nella cura degli anziani e nei servizi sanitari?
La cura degli anziani sarà uno dei primi ambiti di applicazione degli assistenti umanoidi. Si andrebbe a operare in un ambiente definito, con compiti chiari: è più semplice fornire loro le istruzioni adeguate. Non è l'ambito su cui sto lavorando, ma è certamente uno dei più promettenti. Dipenderà anche dalla risposta delle persone: potrebbero essere adottati rapidamente... oppure mai.
Come risponde alle preoccupazioni diffuse?
Gli addetti ai lavori sanno che nel breve termine i robot non ci sostituiranno. Guardando più avanti, è fondamentale mantenere l'aspetto umano al centro del progetto. La domanda che dobbiamo porci è: come possiamo costruire robot che rafforzino le capacità tipiche dell'essere umano, come la creatività? In futuro potranno sollevarci da mansioni pesanti, permettendoci di esplorare meglio le nostre potenzialità. C'è chi teme che possano sostituire anche il lavoro creativo, ma gli umani hanno l'esperienza personale, il vissuto quotidiano: qualcosa che un'IA non può avere.
Si sostiene che gli strumenti tecnologici sono "buoni" o "cattivi" sulla base dell'uso che se ne fa. La responsabilità individuale basta? O pesano dinamiche economiche e sociali più grandi?
Le tecnologie sono, di per sé, molto oggettive. La variabile è la responsabilità umana. Se si hanno buone intenzioni, allora anche lo strumento diventa buono. Ma l'educazione sarà sempre più centrale. Servirà anche un intervento delle istituzioni affinché la formazione sia promossa e i rischi vengano contenuti.
Com'è il settore della ricerca tecnologica per una donna?
Come donna riconosco le sofferenze e le battaglie delle generazioni precedenti, grazie alle quali oggi possiamo studiare e lavorare nei campi scientifici e tecnologici. C'è però un dilemma: a volte ho la sensazione che oggi alcuni posti siano "riservati" a me in quanto donna. Ma anche i colleghi uomini lavorano sodo.
Forse è un piccolo prezzo da pagare per far emergere i talenti femminili che nel passato andavano perduti?
Sì, è vero: questo dovrebbe essere l'obiettivo. Speriamo che le prossime generazioni possano lavorare senza bisogno di questo sostegno aggiuntivo, solo grazie alla loro dedizione, in modo neutrale.
Che consiglio darebbe ai giovani che vogliono fare ricerca?
Bisogna trovare ciò che accende l'interesse. Questo lavoro è duro: se lo fai solo per i riconoscimenti esterni, rischia di esaurirti. Ma se dentro senti quella curiosità, quella fiamma che non si spegne di fronte alle sfide, allora il mio consiglio è di provarci.