L'attacco

Dormitori pieni a Trento, il Pd: “I tagli di Fugatti dietro l’emergenza”

I consiglieri provinciali del Partito democratico puntano il dito contro la riduzione dei posti di accoglienza decisa dalla Provincia. Secondo Manica e Zanella, i tagli hanno contribuito all’aumento delle persone costrette a dormire all’aperto. L’appello è a invertire le politiche per evitare un’emergenza sociale e sanitaria

TRENTO. I consiglieri provinciali del Partito democratico del Trentino, Alessio Manica e Paolo Zanella, intervengono sull’emergenza delle persone senza dimora e sull’aumento di chi è costretto a dormire in ripari di fortuna in città, indicando nelle politiche provinciali sull’accoglienza l’origine della situazione.

Secondo i consiglieri, “le persone in lista di attesa per un posto in dormitorio sono circa 150, di cui un centinaio richiedenti protezione internazionale”. Numeri che, a loro giudizio, rendono evidente come il problema sia legato alle scelte politiche: “Se questi cento fossero inseriti in progetti d’accoglienza, come era prima dell’era Maurizio Fugatti che ha ridotto i posti da 1500 diffusi sui territori a 730 concentrati in città, non sarebbero sotto i ponti”.

Nel documento viene richiamato anche il ruolo del Comune di Trento: “Se allo stesso tempo i richiedenti protezione internazionale accolti nei sessanta posti a loro dedicati dal Comune di Trento con risorse proprie, potessero anch’essi accedere ai posti di accoglienza (che ricordiamo sono pagati dallo Stato!), si libererebbero proprio quella sessantina di posti che servono per non lasciare all’addiaccio nessuna persona senza dimora”.

Per Alessio Manica e Paolo Zanella l’origine dell’emergenza è chiara: “La questione che ha originato l’aumento consistente di persone che dormono in ripari di fortuna è quindi sempre la stessa: la decisione del presidente Maurizio Fugatti di tagliare i posti di accoglienza”, una scelta che, aggiungono, “sappiamo verrà inasprita con l’apertura del Cpr, quando i posti verranno ulteriormente dimezzati”. Critiche anche all’assessore alle politiche sociali Mario Tonina: “Il rimpallo di responsabilità però non funziona perché quelle persone alla fine sono comunque sotto i ponti, rischiando la vita”.

I consiglieri richiamano infine il profilo umano e giuridico della vicenda, parlando di “condizioni di vita disumane, condizioni denunciate come inaccettabili dallo stesso vescovo Lauro Tisi” e accusando la Provincia di violare “il diritto internazionale – a partire dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 –, la Costituzione e le leggi dello Stato”. L’appello conclusivo è a un cambio di rotta: “La si smetta con gli scaricabarile e anche con la retorica dell’attrattività che genererebbe l’accoglienza che non ha nessun fondamento nei dati e si inverta la rotta delle politiche migratorie e sociali per il bene dell’intera comunità trentina”.

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