Molestie a scuola, nuove testimonianze: sacerdote indagato per violenza su una 11enne
I genitori della studentessa si sono costituiti parte civile con richiesta di 50mila euro di risarcimento, a fronte di una così grave ferita causata alla figlia in un periodo delicato della crescita: la ragazzina ha dovuto seguire un percorso psicoterapeutico per superare il momento di fragilità. L'udienza è stata rinviata ad aprile
TRENTO. Nuove testimonianze sono agli atti nel procedimento aperto dalla procura di Trento nei confronti di un prete quarantenne, insegnante, accusato di aver allungato le mani su una sua studentessa undicenne. I fatti sarebbero accaduti nell'autunno del 2023. Si tratta delle dichiarazioni agli inquirenti di due madri, che hanno riportato le confidenze raccolte delle loro figlie quando la vicenda è venuta alla luce.
Una ragazzina ha raccontato di aver visto in un'occasione il prete avvicinarsi all'amica e cingerla, in un modo sicuramente non consono ad un insegnante. Infatti questo episodio, avvenuto nei locali all'interno dell'istituto scolastico, le era rimasto impresso nella memoria.
La testimonianza di un'altra madre, pure agli atti, confermerebbe una certa inclinazione del sacerdote insegnante: «Mia figlia - ha detto la donna - mi ha raccontato di essere stata palpeggiata da lui, tempo fa».
L'indagato, che è stato trasferito in un'altra regione per decisione della scuola (e della congregazione a cui appartiene), ha sempre respinto ogni accusa sostenendo di essere soltanto una persona «espansiva» e di non aver mai avuto secondi fini. È accusato di violenza sessuale aggravata dal fatto che la vittima era minorenne e che gli episodi sarebbero avvenuti nel contesto scolastico e da parte di un adulto con il ruolo di educatore: una ragazzina di 11 anni è naturale che provi soggezione nei confronti un professore, di una persona che riveste una certa autorità. Tre sono gli episodi contestati, di cui uno - al quale avrebbe assistito l'amica - accaduto in uno spazio comune ludico-ricreativo della scuola, un istituto religioso.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pm Giorgio Bocciarelli, è stata celebrata l'udienza preliminare davanti al giudice Enrico Borrelli. Il legale del prete ha chiesto il giudizio abbreviato. I genitori della studentessa si sono costituiti parte civile con richiesta di 50mila euro di risarcimento, a fronte di una così grave ferita causata alla figlia in un periodo delicato della crescita: la ragazzina ha dovuto seguire un percorso psicoterapeutico per superare il momento di fragilità. L'udienza è stata rinviata ad aprile. La vittima era riuscita a confidarsi con i genitori, raccontando loro che l'insegnante l'aveva presa alle spalle, abbracciata e palpeggiata.
Gli stessi episodi li ha ripetuti nel corso di un'udienza protetta con la formula dell'incidente probatorio, davanti al perito nominato dal giudice - la psicologa e psicoterapeuta Fulvia Pietrapertosa - e davanti ai consulenti di parte. Un racconto sofferto, ma preciso, assolutamente credibile. Nei confronti dello stesso prete è stato aperto in un altro procedimento da parte della procura di Trento, sempre per abbracci con palpeggiamenti. Questa volta, però, la vittima sarebbe una ragazza di età di poco maggiore rispetto alla prima e che attualmente non è più nella scuola in cui sarebbero avvenuti i fatti.