Una super protesi per curare l’aneurisma
Un’operazione salvavita con tecnica innovativa è stata eseguita dall’equipe della chirurgia vascolare al S. Chiara
TRENTO. Un paziente di 83 anni, affetto da un aneurisma dissecante dell'arco aortico e dell'aorta toraco-addominale, è stato salvato grazie a un intervento ad altissimo contenuto tecnologico eseguito dall'équipe di Chirurgia Vascolare dell'Ospedale S. Chiara di Trento, diretta dal dottor Stefano Bonvini.Si trattava di un caso ad altissimo rischio per la chirurgia tradizionale, a causa dell'età avanzata e della complessità anatomica. La soluzione è arrivata grazie all'utilizzo di una endoprotesi di nuova generazione e realizzata su misura per il paziente.
L'uomo, residente fuori provincia, ha scelto di affidarsi alle competenze della sanità trentina. L'intervento, eseguito all'inizio di dicembre, è riuscito perfettamente. La Tac di controllo effettuata a distanza di un mese ha confermato l'esclusione dell'aneurisma e lo stato di buona salute del paziente.«Questo paziente - spiega il dottor Bonvini - era stato già sottoposto anni fa a un intervento cardiochirurgico per dissezione dell'aorta toraco-addominale, con sostituzione dell'aorta ascendente. La dissezione dell'arco e dell'aorta toraco-addominale era rimasta irrisolta, come spesso accade. Col tempo è evoluta in un aneurisma di 7 centimetri, con elevato rischio di rottura».Visto il quadro clinico e l'età, un nuovo intervento tradizionale con sternotomia, circolazione extracorporea e lunga degenza è stato escluso.
È stata invece scelta una via mini-invasiva percutanea, senza incisioni chirurgiche, attraverso l'introduzione di una endoprotesi tecnologicamente avanzata.L'équipe è intervenuta simultaneamente attraverso le arterie femorali e l'arteria ascellare destra, guidando con precisione il dispositivo fino all'arco aortico.«Parliamo di un cilindro metallico compresso del diametro di 7 millimetri che, una volta rilasciato, si espande fino a 40 millimetri - racconta Bonvini - È costruito in nitinolo, una lega a memoria di forma usata anche in ambito nautico, rivestita da un tessuto in dacron.
La sua peculiarità è che consente di trattare anche l'arco aortico, una delle aree più complesse dell'intero sistema vascolare, dove si originano le arterie dirette al cervello».Questa endoprotesi innovativa, ancora poco diffusa in Europa, richiede precisione assoluta nel posizionamento: i fori del dispositivo devono combaciare perfettamente con le arterie cerebrali. Anche una minima rotazione errata può causare ischemie cerebrali gravi.Per garantire la massima sicurezza durante il rilascio, è stato fondamentale il contributo della cardiologia interventistica, che ha eseguito un rapid pacing - una tecnica che blocca temporaneamente il battito cardiaco per pochi secondi - creando una finestra di stabilità ideale per il posizionamento della protesi. Altrettanto determinante è stato il supporto di una equipe anestesiologica dedicata, che ha gestito l'intervento con protocolli avanzati per il controllo emodinamico e la sicurezza del paziente fragile.«Si tratta di un intervento sofisticato dal punto di vista tecnico, ma sorprendentemente poco invasivo per il paziente - aggiunge Bonvini - grazie alla sinergia tra specialisti altamente formati e tecnologie di ultima generazione».Il paziente è stato estubato dopo poche ore dalla fine dell'intervento e dimesso a domicilio in pochi giorni.L'intervento rappresenta non solo una prima assoluta in Trentino per questa tipologia di protesi, ma anche un segnale tangibile della crescita qualitativa della Chirurgia Vascolare trentina in grado di garantire continuità e competenza in tutte le fasi del percorso vascolare.
«A rendere possibile questo livello di presa in carico è anche la presenza sinergica delle sedi ospedaliere di Trento e Rovereto, che operano in stretta integrazione. Questa configurazione multizonale consente una gestione efficiente e capillare delle patologie vascolari, sia in regime di urgenza che in elezione, grazie alla distribuzione funzionale delle risorse e delle competenze sul territorio. L'esperienza maturata, l'adozione di tecniche mini-invasive all'avanguardia, il lavoro multidisciplinare integrato e l'investimento continuo nella formazione specialistica hanno permesso di raggiungere standard di qualità clinica comparabili ai principali centri europei, con ottimi risultati anche nei casi ad altissima complessità», conclude il primario.