Istruzione

La scuola trentina secondo Gerosa: una riforma «a tre teste»

L’agenda annuale dell’assessorato all’istruzione è fitta. Tra i disegni di legge presto in aula quello sulla carriera degli insegnanti con dei nuovi ruoli a cadenza triennale. In Commissione anche la legge sulle carenze formative. È prevista l’istituzione di cicli biennali e la valorizzazione delle capacità relazionali: con un 5 arriva la bocciatura

di Paolo Fisichella

TRENTO. Un nuovo percorso di sviluppo professionale per i docenti, l'introduzione del sistema di recupero delle carenze per gli studenti e studentesse, e la revisione (di fatto già in atto) della legge Salvaterra. Questi i tre cardini del sistema di riforme promosse dell'assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa. Un impegno che, come da lei stesso dichiarato, rientra all'interno di una logica di progettualità più ampia che «intende portare avanti fino alla fine della legislatura». E, nonostante le perplessità di alcuni attori della scuola e l'attacco feroce di una parte dell'opposizione, la riforma di Gerosa si costruisce su una precisa retorica "a tre teste": merito, benessere e partecipazione.

La carriera docenti

Già oggetto di una scaramuccia politica tra Gerosa e l'ex assessore leghista Mirko Bisesti, lo «sviluppo professionale» degli insegnanti (così come ribattezzato da Gerosa) è al centro di un disegno di legge ben preciso da parte dell'assessorato. Nello specifico, bocciata l'idea di Bisesti di una progressione di carriera dei docenti attraverso concorsi («il merito il docente lo conquista ogni giorno» ha affermato Gerosa) si apre all'istituzione di nuovi incarichi dirigenziali retribuiti e a cadenza triennale nelle aree di «Governance e innovazione organizzativa», «Progettazione curricolare e metodologie didattiche» e «Inclusione, equità e benessere dalla comunità studentesca».

Gli incarichi, assegnati con il coinvolgimento dalla dirigente scolastica e che si affiancheranno all'attività didattica, saranno facoltativi e prevederanno un compenso aggiuntivo. Un'ulteriore retribuzione sarà attribuita anche agli insegnanti che faranno formazione specifica. Entro fine mese il disegno di legge sarà perfezionato, pronto per essere presentato in aula.

Il recupero delle carenze

Ben più complicato è il nuovo disegno di legge sul recupero delle carenze per studenti e studentesse che andrà in Commissione il 19 gennaio e in aula il 24. Nello specifico si tratta della famosa «terza via» annunciata dall'assessora pensata per «garantire il benessere degli studenti e la loro serenità». Tra le novità ci sono i «cicli biennali», che prevedono il passaggio dello studente tra il 1° e 2° anno e tra il 3° e 4° anche con lacune (segnate da un 6 con asterisco), ma con l'obbligo di recuperarle entro il biennio.

Con questo sistema si introduce, giocoforza, anche uno sbarramento tra il 2° e il 3° anno e tra il 4° e il 5°, il cui passaggio è subordinato alla partecipazione obbligatoria alle attività di recupero delle carenze, allo svolgimento di verifiche programmate durante l'anno e all'esito degli scrutini finali. Nonostante la presunta rigidità del sistema il ddl prevede però anche una sorta di «scappatoia» poiché, in caso di parziale recupero (non ben specificato), il consiglio può ammettere lo studente a seconda della valutazione del percorso compiuto. Le carenze in questo caso decadono. Dal disegno di legge è prevista anche una modifica del registro elettronico con l'introduzione di una sezione dedicata alla storia delle carenze dello studente o studentessa.

Il voto relazionale

Tra le principali novità introdotte dal disegno di legge sulle carenze c'è anche il peso del voto relazionale che farà media in sede di scrutinio. Una particolare rilevanza (o "fardello" a seconda dei punti di vista) lo avrà al quinto anno poiché si predispone come vincolo di accesso. Nello specifico con un voto di 6/10 l'ammissione all'esame di Stato sarà vincolata alla realizzazione di un elaborato critico, oggetto di discussione durante il colloquio orale; e con un voto pari a 5/10 non si viene ammessi all'esame di stato. Tra le altre novità anche l'adozione della Carta delle studentesse e degli studenti con la definizione della «regolamentazione e delle fasi di procedimento disciplinare improntato ai principi di legalità, correttezza, proporzionalità, finalità educativa e riparazione del danno». Va specificato che la riforma non varrà per i percorsi triennali dell'istruzione e formazione professionale.

La riforma della legge 5/06

In programma nei prossimi mesi c'è anche l'intenzione di avviare gli Stati Generali della Scuola per aggiornare la legge Salvaterra allo scopo di «renderla attuale» in un percorso «partecipato e territoriale». Le riforme già attuate e prossime all'attuazione rappresentano però, di fatto, già una modifica o integrazione alla stessa legge.

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